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12/5/2006 Requiem for a Blog. Reborn.11/23/2006 Please Forgive, Don't ForgetDedicata a The_Doc
Caro amico/a,
potrei riempirti il discorso che sto facendo di tutte le banalità di questo mondo: cose come "ognuno di noi è diverso", o più poeticamente "l'anima di ognuno è come un diamante in Terra". E forse è vero, proprio vero, che queste sono banalità. Ma sono maledettamente vere, sono piccole dosi di un buon curativo che è la saggezza popolare. Il punto è che non c'è una medicina universale per tutti. Non per l'anima, o se magari anima ti sembra che sia troppo legato alla fede, diciamo per l'Essere che sei davvero, tutto ciò che ti rende davvero UMANO. Perchè tu, come me, come noi, sei umano. Gli uomini agiscono liberi, e liberi sbagliano. Gli uomini ridono, piangono, conoscono gioie e dolori, dimenticano e...perdonano. Perchè siamo umani.
Perchè siamo umani? Cosa ci rende umani? E questo è il punto, ognuno nella sua vita trova una propria risposta, un senso alle proprie azioni. Ciò nonostante, io credo che la risposta non vada ricercata nella ragione. La ragione ci rende più che umani, ragione e fede vanno oltre la nostra vita, e sono un pò la nostra essenza angelica. Come se in un qualche modo andassero oltre una ricerca banalmente terrena, e così importante per noi come la felicità.
Siamo umani, troppo umani perchè in fondo cerchiamo tutti sempre e solo quella strana cosa chiamata felicità.
Ecco dove nasce l'importanza dell'"istinto", quell'istinto che non intende la parte furiosa, vagamente animalesca, selvaggia che è in noi. Quella è l'illusione temporanea che rovina l'esistenza futura, e che i più forti e bravi tra noi respingono con ragione e fede. Ma l'"istinto", quello serve, quello che ci rende umani, quello che ci fa sentire davvero noi. Quell'istinto che non è mancanza di ragione, neppure un oscuramento della fede: ma è complemento ad essa. Io lo vedo come la nostra parte grezza, come se ragione e fede fossero le cose che ci rendono già angeli, come se l'istinto fosse ciò che ci tiene umani.
Potresti chiamarlo intuito forse, forse persino sesto senso o qualsiasi cosa tu voglia.
A me piace chiamarlo SENSIBILITA'. E' comprensione, e amicizia, e amore, e armonia, e concordia. Ed è persino dolore, e sofferenza, e odio e indifferenza. Come una seconda pelle, è il contatto con il mondo, con gli altri, e con noi stessi, il nostro fisico e il nostro spirito.
Eccola la nostra bacchetta da rabdomante, che anzichè cercare l'acqua cerca la felicità. Vedi, mio buon amico, non puoi essere felice se in ogni momento cerchi solo la ragione e la riflessione. Devi seguire ragione e riflessione, che ti saranno buone guide per tutta la vita, ma devi anche, per dirla con un'altra banalità, "andare dove ti porta il cuore", seguire la sensibilità, quell'intuito, quel sesto senso.
La felicità che cerchi, umana troppo umana, la troverai così nelle piccole cose, in ogni singolo attimo, se tu sarai pronto a coglierlo.
"Carpe Diem" non è solo un motto che ci spinge a non sprecare il nostro tempo. Io lo vedo come un monito a non lasciarci sfuggire nessun attimo della vita perchè quell'attimo d'un tratto può diventare il più importante di tutta la vita stessa, puoi trovarci ciò che stai cercando, e che umanamente ti soddisfa. Ci può essere felicità in quell'attimo. E forse si, è vero. In quell'attimo non sei sicuro di cosa troverai. E' un pò come scartare un Uovo di Pasqua. Più grande. Più importante. Qualche volta fondamentale. E potresti trovarci persino dolore, potresti trovarci spiacevoli conseguenze. Ma saprai di non aver sprecato nessuna occasione, di non aver gettato neppure un granello delle possibilità che ti vengono offerte. Forse ci troverai il rimorso. Ma la verità è che non puoi dimenticare una cosa persa, perchè quella perdita ti tormenterà. Puoi invece perdonare una cosa fatta. Il perdono è una strada molto più difficile, ma ti servirà per sempre, mentre una dimenticanza no, quella sarà solo latente, e rimarrà come una cicatrice sanguinolenta.
Si, amico mio, si, meglio perdonare, non dimenticare.
10/25/2006 Ciao, Paolo
Ciao, Paolo.
Ormai sono passati tre anni dall'ultima volta in cui ci siamo parlati. Quante cose sono successe nel frattempo, soprattutto per te.
Ricordo che ti chiamai al telefono. Era la primavera del 2004, e tu mi dicesti che di lì a poco ti saresti sposato.
Tu sposato?! Non ci potevo credere! Sorridevo pensando che raggiunti i cinquanta anche il caro Paolo potesse aver messo la testa a posto!
Ricordo che volevo proporti di lavorare sulla "Banca del Sorriso" della Consulta Intercomunale. Sapevo che avresti potuto fare un grandissimo lavoro, ne ero certo perchè quel sorriso tu lo portavi dentro di te, nella tua sprizzante energia, nella tua fantastica logorrea. Avevi altri progetti tra le mani, questo non si sarebbe concretizzato con te, e mi desti altri nomi. E le nostre strade si divisero da quell'ultima occasione.
Per sempre.
E' come se d'improvviso qualcuno mi avesse strappato un pezzetto di cuore. Come se qualcuno avesse spezzato un corda di quel perfetto violino che è l'anima. Non ci sei più, Paolo.
Paolo, non ci sei più.
Il Gazzettino titola in fondo pagina:"Il teatro piange Paolo Dego, leader di "Bretelle Lasche"". E' come se tutto per un attimo fosse diventato nero, un pò opaco, un pò indistinto. Come se quelle due lacrimucce che iniziavano a bagnarmi gli occhi mi stessero annegando.
E' come se d'improvviso ricordi sepolti, emozioni e sensazioni di anni passati ritornassero a galla, chissà da dove, chissà come. Immagini di me su un palco, di Paolo che mi istruisce...
Paolo.
No, non è vero. Paolo, tu per me sei sempre stato un immortale, una di quelle persone che non possono cedere a niente e a nulla, nemmeno di fronte a un male incurabile.
No Paolo, tu ci sei, tu sei qui vicino a me. Paolo, tu vivi.
Vivi nelle tue opere, vivi nell'"Augellin Belverde", nei "Destini di Frontiera". Vivi nei tuoi gesti, nei tuoi movimenti, nelle tue parole, e nel tuo bizzarro comportamento.
Paolo tu vivi! Tu che mi sei stato per alcuni anni un pò maestro severamente tenero, un pò padre, e su tutto un meraviglioso amico. Tu vivi!
Vivi nel mio cuore, nei miei ricordi, vivi nella mia amicizia e nel mio sempiterno affetto, nella mia immacolata e immarcescibile gratitudine!
Ti sarò sempre grato, Paolo. Il tuo insegnamento mi ha portato da un palco di teatro all'altro, mi ha fatto scoprire l'amore per la recitazione, mi ha insegnato cosa significa "l'altro" e "il diverso", mi ha fatto capire dove sta nel nostro spirito la sensibilità.
Oggi Paolo, mi hai fatto vedere qualcosa che non avevo ancora visto. Mi hai fatto vedere che gli affetti sono davvero eterni, mi hai fatto vedere che l'amore, l'amicizia, la dedizione, la fede, sono sentieri che non ci abbandonano mai, e che vanno oltre la vita e la morte.
E so Paolo che in me tu vivrai. E vivrai nel cuore di tutti coloro che ti hanno conosciuto e ti hanno amato.
Lascia solo che ti chieda scusa se le mie parole sono ben poca cosa rispetto a ciò che vorrei forse dirti, a quel turbamento che muove il mio animo, ma in fondo so, che da lassù tu quei pensieri li conosci già.
Già, sei nel mio cuore, e nel mio animo.
Per sempre.
Ciao, Paolo!
10/11/2006 ReadME.txt
E' innegabile che nella vita di tutti i giorni le definizioni ci aiutino in un modo che definirei essenziale. Le definizioni ci permettono di comunicare, il più delle volte con un margine di errore davvero irrilevante. Di fatto, nella società dell'informazione, le definizioni ci permettono di vivere, e regolano il rapporto dell'"io con il tu". Ci sono tuttavia circostanze in cui le definizioni sono una strada impraticabile. L'Amore è di certo indefinibile. Il concetto di Casa è indefinibile. Su tutti, su tutto, il concetto di Identità è indefinibile. l’insieme dei caratteri peculiari che contraddistinguono un individuo, un gruppo di individui e sim. Dizionario De Mauro Mi sono spesso chiesto in che modo definire la mia Identità, che tutto sommato è un pò come chiedersi:"chi sono?". Mi piacerebbe esistesse un file ReadME.txt che potesse anche solo vagamente esprimere l'Essere che compone l'Io, fisico e spirituale. Già, perchè una prima domanda da porsi dovrebbe essere: possiamo scindere ciò che siamo negli aspetti fisico e spirituale, sociale e culturale, storico e metafisico? Molti filosofi tendono ad operare un processo simile, andando a scegliere per ogni aspetto una definizione. Eppure non posso non sentire quella sensazione di stridore, di inadeguatezza. Non posso fare a meno di sorridere pensando a quell’illusione piuttosto naif che si chiamano banche dati. Mi stupiscono sempre i vari criteri di catalogazione delle identità in funzione di qualcuno o qualcosa, specie se si tratta di racimolare quattrini promulgando la futura campagna premi "Più Acquisti Più Vinci"™. Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va. Eraclito – De Natura E’ l’attimo che fugge, è ciò che non può essere raccolto, né mai più raggiunto . Ed ecco perché l’"Io" non è semplice somma, ma un costante rinnovamento delle sue parti costituenti ogni singolo istante.Mentre penso passeggio, e sulle vetrine luminose di un negozio del centro di un posto che non ha importanza nominare, vedo la mia "immagine" riflessa. Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus Umberto Eco – Il Nome della Rosa A che serve il nome dell’antica rosa, quando l’unica cosa che ci è rimasta è proprio il puro e semplice nome? Cosa te ne fai del nome se non ne assapori l’inconfondibile profumo, e non ne tocchi l’incantevole bellezza? Perché c’è il mio nome? A che servirà un nome quando il mio essere fisico non sarà più null’altro che polvere e terra? A chi servirà un nome se non resterà la mia reale identità? E intanto non posso fare a meno di osservare che su quel foglio di carta color marrone c’è un campo che recita "cittadinanza". E non posso fare a meno neppure di sentirmi confuso. Perché la cittadinanza farebbe parte della mia identità? In che modo? La cittadinanza non dovrebbe essere universalità, ma comunione di identità, legate da un filo comune, un trait d’union condiviso: un bene che non dovremmo svendere, ma per cui dovremmo fermamente combattere. ...dare ai privati certi diritti e garantire loro il godimento incontestato dei medesimi; conservare all'individuo quel poco di indipendenza, di forza, di originalità che gli restano; ridargli dignità a fianco della società e sostenerlo di fronte ad essa; questo sembra essere il primo scopo del legislatore nell'età in cui stiamo entrando. Alexis de Tocqueville Perché anche la cittadinanza è la nostra identità. Anche. E troppo tardi sarà l’istante in cui immoleremo le nostre identità votandole al relativismo, in una putrida accozzaglia di uguaglianza senza originalità, o votandole alla noncuranza e al menefreghismo, in cui le esistenze si afflosciano al vuoto sopravvivere senza provare a spingere a fondo quel pensiero che è la caratteristica distintiva di noi esseri umani. Perché in quel momento, nel momento in cui non ci preoccuperemo più della nostra identità, saremo persi e morti, e cammineremo su questo mondo solo nell’attesa che il nostro fisico svanisca nelle braccia del tempo. Perché in quel momento smarriremo noi stessi. Perché l’identità è tutto ciò che definisce l’"Io", e tutto ciò che siamo, ben oltre i nostri geni, aldilà del DNA. E’ l’identità, è il nostro ReadME.txt. 9/18/2006 IKEA.οικίαIKEA. Ingvar Kamprad Elmtaryd Agunnaryd.
IKEA, a me piace pensarla come una di quelle storie da favola dei tempi moderni. Un ragazzino che gironzola per le strade del proprio quartiere della cittadina di Älmhult, in Svezia. Siamo nel 1943, quel ragazzino si chiama Ingvar Kamprad. E' un ragazzino tosto, capace a scuola anche se dislessico. Vende fiammiferi gironzolando con la sua bicicletta, a prezzo davvero basso. E nota che a quel prezzo ne vende molti, molti davvero.
Finchè a 17 anni, bravo com'è negli studi, il padre gli regala il primo mattone della sua compagnia: IKEA.
IKEA è un simbolo ormai nell'immaginario colletivo. Un simbolo che dice "casa" in ogni sua più piccola parte. IKEA, cioè Ingvar Kamprad (il suo fondatore, meglio il suo "CREATORE"). IKEA cioè Elmtaryd Agunnaryd, il paese natale del suo Creatore.
IKEA, cioè οικία, come i Greci chiamavano "CASA", ma non l'edificio. Casa davvero, là dove sei il Re di te stesso, dove sta il tuo Cuore.
IKEA. Porte automatiche, scale mobili, parcheggi per famiglie, e famiglie con passeggini, carrelli e carrellini. L'Entrata è come un confine tra due Stati, il vuoto fuori, il tutto dentro. Perchè dentro è IKEA, dentro è CASA.
Sembra davvero il paese di Babbo Natale, in versione mobilificio. Scivoli attraverso meravigliose disposizioni, tra salotti e salottini, cucine e sale da pranzo, bagni, camere e camerette. Un pò ti brillano gli occhi, e non capisci bene se è lo stupore del posto, i faretti puntati in ogni direzione, o un pizzico di inebriante felicità. E ti gira un poco la testa, guardando quella stoffa, posando gli occhi su quello scaffale, osservando la strana libreria, apprezzando il curioso pensile.
E, forse, senti davvero un formicolio di felicità. Ti par di ricordare quel giovane ragazzino che ha creato tutto questo, e leggendo il catalogo di sentirlo dire "Questo è un Mondo che ho creato perchè tu lo plasmi a modo tuo, secondo il tuo spirito e la tua volontà". Si si, lo senti quel formicolio, è come se qualcuno ti dicesse in modo meravigliosamente patinato "Ti offro una possibilità: potrai costruire davvero la tua CASA".
E guarda quanta gente! C'è tutto un mondo chiuso dentro qualche migliaio di metri quadri: single e coppie, famiglie e divorziati, etero e gay, sposati e amanti, credenti e atei, di sinistra e di destra.
C'è come un'intuizione, un senso, un significato.
C'è come una fame, una ricerca.
C'è voglia di casa. Casa davvero.
Ma poco dopo quelle luci si affievoliscono. La testa non gira più, e quelle facce, quella gente inizia a ingrigire, e molti li vedi sbuffare annoiati.
Quella copertina meravigliosamente patinata inizia a svanire come un sogno al sorgere dell'alba.
E tutt'attorno compaiono cartellini, e macchine, e standard. "Questo prodotto puoi ritirarlo al self-service mobili, scaffale 34, posto 15". E ti trovi attorniato da scatoloni meticolosamente inseriti nella corretta posizione, sposta un pacco e cade la costruzione. Allora inizi ad aprire gli occhi, e ti trovi in un gigantesco magazzino, circondato da cataste di merci dai nomi più bizzarri come "KONGSVIK", "TIDAHOLM", "FLYTTA"...e ti senti confuso e perso in una terra che non è più tua, mentre tutto si fa distante e sfocato...
...e ti senti sciocco e stupido. Ti senti l'ennesimo consumatore di un sogno che non è tuo, utente di un sogno usato, creato e gettato in pasto alla società. Ti senti un'ombra tra le ombre che popolano il magazzino, e senti il freddo che viene da fuori.
Fuori piove. Dentro piove. Quel confine che ti sembrava di aver visto all'entrata non c'è più, ti senti come la ciliegina su quella fetta di torta che è stata appena divorata, e ti trovi ancora perso come se fossi appena uscito da Casa, e quella porta non si apre più, e nessuno potrà aprirla per te. Nessuno. Perchè ormai sei l'ennesimo sottoprodotto di una grande catena nata più di 60 anni fa, schiavo del marketing e una cifra tra i segni "+" e "-" del bilancio. Quasi alla cassa, e sai che quella Casa non potrà mai essere tua, ma sarà solo la replica tra tante, e ti senti raggirato e truffato, come se quel sogno di individualità sparisse, e tu stesso rimani perso e piccolo come una copia tra tante.
Inscatolato. Ingabbiato. Vincolato nel tuo bel scaffale. Acquistato da qualcuno.
Una copia biologicamente impeccabile, nata da un'idea altrui.
Ma tu l'hai sentita Casa. Tu sai che c'è, ed è dentro di te, là dove nessuno sa guardare, dove nessuno può arrivare, più lontano da ogni cosa materiale e vivente. Casa puoi sentirla.
E allora butti le borse. Spingi lontano i carrelli. Butti la roba dagli scaffali.
E credi nel tuo sogno.
Credi nella TUA Casa. 9/7/2006 Saint Anger (Moments Worth)Esiste un concetto piuttosto divertente in matematica, qual'è quello di infinito. Un tema per il quale gli esaminandi alla maturità vanno pazzi, e un tema che ci parla di punti, rette, spazi, di fede e noi stessi.
E' semplice, dice la teoria: una retta è formata da un'infinità di punti. Tra due punti comunque tu li scelga ne trovi sempre un altro, e quei due punti possono essere così vicini da non essere distinguibili, ma ci sarà sempre un altro punto in mezzo.
Comunque.
Sempre.
Prendete quella retta, e datele un verso: pensate che essa sia il tempo. E adesso fate un segno con la matita sulla retta, la vostra data di nascita.
La vostra vita, un'infinità di punti, un'infinità di attimi.
C'è di che perdersi, diamine l'infinito non riesci neppure a pensarlo, a immaginarlo, devi solo crederci.
Crederci.
Eppure eppure...eppure ci sono momenti...ci sono attimi, attimi in cui quell'infinità la percepisci. Attimi infiniti, e un'infinità, attimi diversi per ogni sensibilità esistente. Attimi che ti sono lunghi una vita, miracoli, infiniti perchè il tempo non passa più e quell'infinità è lì davanti a te.
E sono attimi di gloria.
E' l'attimo in cui ti sei tirato in piedi, ed hai mosso i primi passi. L'attimo in cui hai tolto le rotelline alla bicicletta, e pazienza se due metri dopo sei caduto, perchè quando ci sei tornato sei sempre rimasto in equilibrio. E' l'attimo in cui suona la prima campanella del primo giorno di scuola, e l'attimo in cui suona l'ultima dell'ultimo giorno, dell'ultimo anno di liceo. E' l'attimo in cui hai visto la prima pagella, e l'attimo che hai visto il primo 30 e lode all'università. L'attimo in cui hai corso i 100 metri sotto gli 11 secondi.
E pazienza se un attimo dopo ti sei accorto che sei stato battuto dal mondo intero, tu hai battuto te stesso.
E quell'attimo in cui alla finale del torneo di calcio della parrocchia hai tirato il rigore decisivo.
Palo!
E' dentro!
O l'attimo che hai scalato in bici il tuo primo passo, e mentre raggiungevi quota 2000 m, e faticavi forsennato, ammiravi quella cima così distante, un pò meno distante...eccola là!
E' l'attimo in cui hai dato il tuo primo bacio alla tua compagna di classe. Ha fatto un pò schifo, è vero, ma quell'attimo, quel misero piccolissimo attimo si è dilatato per tutta la tua vita. Attimi infiniti. Come quando quel muro a Berlino è caduto nell'89.
E sono attimi d'amore.
L'attimo in cui hai visto mamma, e nessuno te l'ha detto perchè l'hai sempre saputo che quella era mamma.
L'attimo in cui hai conosciuto quella bambina così antipatica eppure così speciale, che non riuscivi a staccarle gli occhi di dosso. E intanto il tuo cuore pulsava, e ti pulsavano pure le tempie, e cos'era quel nodo in gola? Sudavi, e non ti accorgevi che stava nevicando. E non ti saresti schiodato da là se scherzando il tuo amico non ti avesse fatto cadere con la faccia nella neve. Pazienza, hai trovato l'amore della tua vita.
Pazienza anche se lo hai pensato molte altre volte negli anni a venire.
L'attimo in cui hai visto la Ferrari vincere il mondiale di F1, perchè la Rossa la ami fin da quel giorno in cui babbo ti ha parlato di Tazio Nuvolari durante l'infanzia.
E un grande attimo, quello in cui l'Inter ha vinto lo scudetto.
E sono attimi di fede.
L'attimo in cui hai guardato il cielo notturno, e hai capito che non era una coperta stellata ma corpi lontani milioni di anni luce che anche se non sapevi cosa fossero ti sono sembrati così grandi che nessun uomo poteva arrivare a tanto. Nessun essere vivente. Ma qualcuno più grande ancora.
L'attimo in cui hai conosciuto l'incoscienza dell'infortunio e della malattia. E l'attimo in cui ti sei risvegliato, l'attimo che non potrai mai descrivere.
L'attimo in cui hai visitato la risiera di San Saba, e t'è parso di sentire lo strazio e le urla disperate uscire dalle pareti di cemento armato, t'è parso di vedere volti innocenti sacrificati per una brama assurda, t'è parso di sentire l'odore stantio e morente degli esseri che lo abitavano. E quel canto che rieccheggiava e suonava pace per le anime, quella luce che filtrava dal cielo attraverso gli spiragli nei muri. E ti sei sentito mancare in fronte ad un momento così alto e sacro. E hai pregato.
Già, l'attimo in cui preghi.
L'attimo in cui hai visto le Torri Gemelle cadere quell'11 Settembre, quando hai visto i cecchini assassinare inermi civili sul lungo viale di Sarajevo, e hai pensato alle Olimpiadi, e allo splendore di quella città. L'attimo in cui hai visto quei poveri scolaretti di Beslan, l'attimo in cui hai pensato all'attentato di Madrid, l'attimo in cui hai visto la morte, la sofferenza, la fame nel Sudan, la guerra in Burkina Faso. L'attimo in cui preghi.
E l'attimo in cui sei furioso, l'attimo in cui la rabbia ti assale. L'attimo in cui senti le tue viscere contrarsi e bruciare. L'attimo in cui si fa tutto vuoto attorno a te, cala una fitta nebbia sul resto, e sei solo, solo con la tua fottuta maledetta e acre rabbia.
E ti senti forte. E ti senti invicibile. E non senti dolore, non senti la fame, senti solo rabbia, un fuoco che t'arde in petto, senti solo il pulsare delle vene, il digrignare dei denti, il prurito alle mani.
Un attimo infinito.
Si anche la rabbia è santa. Ogni momento, ogni attimo in cui senti quell'infinità, ogni attimo in cui davvero ti senti vivo è santo. Perchè quello che proverai in quel momento nessuno te lo ridarà mai più indietro.
Pazienza se è un'infinità a senso unico.
E pazienza se il dopo non sarà tutto quel che volevi trovare al termine della tua corsa.
Perchè non importa ciò che troverai. Ciò che importa è quello che hai provato mentre stavi correndo.
Ciò che importa davvero è che in quel momento, in quell'attimo tu sei stato vivo. Vivo davvero. 7/19/2006 Dancin' on Earthlings' WorldSarà che ho da poco compiuto 22 anni, sarà quell'ossessionante email che tra la spazzatura di prodotti per poco dotati (fisicamente o intellettualmente?) riempie la casella di posta elettronica. Sarà perchè sono nato nel 1984, sarà perchè 1984 significa mondo dell'informazione controllata. Sarà perchè questa maledetta afa non cessa, e non capisco se è la Natura strana o se i Terrestri non capiscono la Natura. Ora ve la racconto io una storia, la storia della generazione '80, una storia di UFO in cerca di casa sulla Terra, per cui prendete l'Aperol, il prosecco di Valdobbiadene fresco di frigorifero, un paio di cubetti di ghiaccio e una fetta di arancia rossa siciliana. Venite, oggi si balla. La vera storia degli anni '80 è quella di chi nasce con le stragi, quelle di Ustica e di Bologna, tutte in estate. E' una storia di chi nasce già con la paura, con un mistero alle spalle che diventa crescendo mito, con le domande "Ma saranno stati gli Americani ad abbattere quel DC-9 Itavia?". Domande che ti fanno crescere, perchè sei già nato con dietro un mistero più grande di te. E con la paura, che chi sta al potere sappia già tutto e nulla sai tu che nessun potere hai, come a Bologna. E' la storia di chi cresce sapendo che anche il successore di Pietro può essere ferito, e anche le colombe possono morire. E' la storia di chi vede che forse i miracoli esistono sul serio, e che i miracolati possono cambiare il mondo e la storia. E' la storia di chi nasce nell'euforia perchè l'Italia ha vinto il Campionato del Mondo di calcio. E' la storia di chi capirà cosa volesse dire quell'euforia solo 24 anni dopo, dopo anni di promesse e speranze non mantenute. E' la storia di chi ha sentito urlare un telecronista, e di chi ha visto giocatori in lacrime. Ed è la storia di chi sospetta che sia tutta una farsa, che la Vecchia Signora sia troppo vecchia per giocare ancora a pallone e che un antipatico boemo forse non avesse poi tanto torto nelle sue accuse.
E' la storia di chi va in biblioteca e conosce Orwell, e legge di un mondo assurdo in cui nessun è ciò che potrebbe o vorrebbe essere, ma è esattamente ciò che gli viene imposto di essere. E' la storia di vittime ignare, ignote, forse non-vittime o forse chissà. E' la storia di fantasmi provenienti da uno strano paese ucraino, Chernobyl, una storia fatta di foreste diventate rosse, mutanti, fatta di grafite e vapore, fatta di contatori geiger e paura. Una storia di contaminazione fisica e spirituale, che nessuno sa dove, come, perchè, cos'è. Una storia che puzza di comunismo e di giochi di potere. E' la storia di chi inizia a fare qualche ragionamento serio mentre i Pink Floyd cantano "Another Brick in The Wall", mentre un grottesco personaggio con una macchia sulla testa è associato a parole come "PERESTROIKA!", e intanto cresci chiedendoti che cavolo volesse dire quella parola, però per sicurezza te la tenevi per te, o la tiravi fuori con gli amici, perchè sembrava la peggior bestemmia del secolo. Poi hai visto per televisione gente che saltava su e giù per un muro pieno di scritte, lo spaccava a martellate, e iniziavi a pensare che tutto il mondo fosse matto, però per lo meno eri contento. La storia di persone libere. La storia di studenti che si sono fatti calpestare da carroarmati, la storia di chi ha visto per televisione studenti farsi calpestare da carroarmati. La storia di chi pensava che tutto il mondo fosse matto. La storia di chi ha intesta quel nome Tien-an-Men. E pazienza se è lontano, perchè te lo senti dentro al cuore.
E' la storia di chi è nato con i PC, è la storia di chi è cresciuto vedendo i primi telefoni cellulari. E' la storia di chi non doveva essere più solo. E' la storia di chi si reca in chat-room per non esserlo. E' la storia di chi è ovunque, e che per essere ovunque rimane chiuso in casa. Cazzo. La storia di chi ha visto tirare le monetine a Craxi, e la storia di chi pensava a Mani Pulite come dell'ennesima promessa della politica. La storia di chi ha vissuto bambino senza protezioni. E di chi per primo ha sentito urlare AIDS ai quattro venti. La storia di chi ha mangiato da mattina a sera merendine, salvo poi scoprire che in fondo non erano tanto salutari. Liberi si. Di essere fregati. La storia delle vittime del terrorismo, di chi non scorderà mai l'11 settembre perchè non era troppo piccolo per non capire, e non era troppo grande per essere sufficientemente forte.
La storia delle vittime della strada, partite senza casco, cinture di sicurezza ed airbag. Arrivate con la classifica delle auto più sicure. Stessi risultati, stessa guerra sulle strade. Stessa guerra sulle strade già. E in casa. E nel cuore. E nella vita di ogni giorno. Sentirsi grandi e pieni di possibilità, e venire delusi da una generazione di '68ini arroganti e incapaci di cedere minimamente il passo. E i reduci di guerra che vengono intanto venerati come santoni, mentre tu la tua guerra la vivi di continuo. Ma in fondo poco importa: perchè questa è la storia di UFO nati nel mondo dei Terrestri. 6/8/2006 Mono|OVER?|doseFin da quando ero nulla più che un bambino, ricordo quale piacere fosse andare in quelle belle botteghe piccine, piccine piccine, ma così piccine che sembravano esplodere per la quantità di cose contenute.
Ogni singolo centimetro, di ogni singola mensola, di ogni singolo scaffale.
E tra tutte queste cose, io, che ghiottone sono stato fin dalla notte dei tempi, amavo quei bei scatoloni di biscotti, quasi fosse proporzionale la dimensione del pacco con la bontà del biscotto. Lo ammetto, ho sempre provato una infantile gioia nell'osservare quei pacchi voluminosi, nell'immaginarne l'incredibile contenuto, come solo i bimbi possono fare. E i pacchi di brioches, la pasta!, il cacao in polvere da mettere nel latte il mattino a colazione, le dolcissime marmellate e le fette biscottate...
...e poi, nemmeno te ne sei reso conto, gli anni sono passati. E' finito un mondo, è cambiata la società, sono cambiate le famiglie, persone non ci sono più, le altre sono ormai del tutto diverse. E se cambiano le persone, cambia anche il business, la vera carta tornasole della società.
Pacchi famiglia? NO GRAZIE! Single impenitenti dispersi nelle città, coppie omosessuali o convivenze prematrimoniali che più probabilmente nulla diventeranno, famiglie senza figli e famiglie ormai scoppiate.
Un inno al diritto civile individuale, o un atto supremo di intolleranza e feroce egoismo?
Mentre simili interrogativi mi si aprono innanzi, nella mia mente roteano i ricordi delle famiglie d'un tempo di cui parlava nonna mentre mi teneva sulla ginocchia bambinetto. Dove sono finite quelle famiglie, magari misere, magari contadine, magari rozze e ignoranti, ma con in testa il rispetto per l'altrui persone, per Madre Natura e per il sacrificio, il senso del dovere, l'amore patrio, con l'umiltà negli occhi, e tanti valori positivi nell'anima.
Alle mie spalle, scorrono i titoli del telegiornale, cronaca nera, odio tra nazioni, odio tra popoli, odio tra famigliari, odio per chi ci tenta e per chi ci redime. Sempre più lontani. Sempre più soli. E il cuore, il mio cuore, mi si stringe un pò...
...come ogni giorno, mentre entro tra le porte di un supermercato di città. Mia cara botteguccia piccina addio! Il tuo tempo è stato! Ora, cedi il passo al tuo imponente figlioccio che mi accoglie aprendo le sue porte automatiche.
Mi faccio largo tra gli scaffali, e d'un tratto m'accorgo che il mio cestino rosso si è inesorabilmente riempito di confezioni assortite. Più involucri, 1 persona: confezioni monodose. Monodose? Biscotti in 2-3 confezioni singole, zucchero in bustine, fette biscottate in singoli plichi, oh! Marmellata monodose?!, e singoli vasetti di yoghurt, piccoli pani di burro, mmm...tortellini per una persona!, insalate pronte, vasetti di frutta, risotti pronti, sughi vari, succhi di frutta, merendine! Diamine pure l'olio?!
Solo la pasta stoicamente resiste nella sovranità dei pacchi da 500gr, e par quasi che in essa rimanga tutta la forza di un popolo che ormai è passato.
Il mio passato, un passato confezione famiglia, un presente monodose.
E tutte quelle facce affannate alle casse si fanno dei puntini tristi su una tovaglia troppo grande, come il mondo in cui vivono.
Come il mondo in cui vivo.
Come il cestino che contiene la mia spesa.
Una spesa monodose.
Una persona monodose.
Un mondo tristemente, malinconicamente, inesorabilmente monodose.
5/29/2006 Ideally...Don Quijote de la Mancha!"In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e cane da séguito" Il curioso personaggio di Cervantes è nel nostro immaginario un autentico cavaliere improvvisato, ed ancor più un pazzo affermato. Povero cinquantenne che poco aveva da fare, capace solo di riempirsi la testa di panzane inesistenti, tanto più belle quanto più lontane dalla realtà. Eppure è strano. Quel "figliuolo secco, allampanato, strambo, con la testa piena dei più disparati pensieri", sbeffeggiato dal suo Autore e umiliato dalla sua storia lo senti un pò tuo, proprio mentre sorridi osservando il suo vano tentativo di sopperire con una barbozza di cartone alla mancanza di una di metallo, osservando il suo essere impacciato, e la sua volubile testardaggine. No, Don Chisciotte non è un cinquantenne. Don Chisciotte ha 6 anni, ne ha 15, 43, 81, 25, 33, 22. Don Chisciotte è quel punticino che sta davanti allo specchio dentro la tua anima. Ammettilo adesso. Quanti scudieri hai avuto nella tua vita? Forse tanti, forse pochi, ma almeno uno credo di si. E costui aveva proprio nome Sancho. E di cognome faceva Panza. Bravo scudiero, buon amico, semplice e di buon senso. Troppo di buon senso, troppo semplice e troppo concreto. Pochi sogni in testa e tanto materialismo: una buona persona e un prodotto della società. E non più un amico, perchè non ti sa guardare dentro, perchè non vede quello che hai dentro, non legge la tua scrittura mentre colori un mondo fatto di idee e pensieri. E dopo un pò, finito l'otre, il buon Sancho si è allontanato da te. Come gli amici del mondo d'oggi. Amici? E idealmente lo intravvedi quello strano omuncolo di Cervantes. Ammettilo che hai combattuto, lancia in resta, con schiere di giganti smisurati. E ti sei proposto di venire a battaglia e di ucciderli tutti! "Non gliel'ho detto che badasse bene a quel che faceva, che non eran che mulini, e che bisognava proprio averne degli altri in testa per non accorgersene?" O forse per accorgersi che quelli erano proprio giganti. E mentre un nuovo Sancho davanti a te urlava, tu spronavi il tuo Ronzinante contro il nemico in fronte a te. E quanti ne hai visti nemmeno lo sai: un'intera società. Quanti mulini a vento che non vogliono cambiare...e basterebbe solo un tocco di sensibilità, di maggior curanza ed interesse! Quando poi sei stanco, ti rifuggi tra le braccia dei tuoi sogni, tra le tue speranze e i desideri, come Don Chisciotte soleva leggere romanzi cavallereschi. E quante volte le tue avventure sono corse di bocca in bocca, ridotte a una serie di buffi casi degni solo di riso, e tu sentivi che dietro a tutto vi era la forza di un ideale nobile e puro? "E' proprio così! - rispose Don Chisciotte - e se non mi lamento del dolore, si è perchè non è concesso ai cavalieri erranti di lamentarsi di alcuna ferita, anche se n'escon le viscere." E se la ferita non strappasse le viscere, ma ti strappasse l'anima? Ammettilo, su. Un cavaliere non è un cavaliere se non conosce dama per cui lottare! "Pare che in un paesetto vicino al suo ci stesse una ragazza, una contadina piuttosto belloccia, di cui un tempo era stato innamorato, ma senza che lei, a quel che si dice, lo sapesse neanche, nè si curasse di lui" Tanto per cambiare, vero? Dulcinea del Toboso le hai dato nome, mentre i tuoi occhi si scioglievano ammirando il suo maestoso incedere, e la tua gola si stringeva udendone l'armoniosa voce, quale è quella di una sirena del mare. Non ti ricordi nemmeno quante volte hai chiesto a Sancho di aiutarti a incontrarla, a conoscerla. A farti conoscere. Ma non v'è modo di toccare il cuore della tua Regina Hominis, poichè le pietre non conoscono cuore, ma sono terribilmente taglienti e lacerano impietosamente l'anima. E a te, mio povero Don Chisciotte, altro non è rimasto che soffrire le pene d'amore, ricordando a Sancho che il mare sarà pure pieno di pesci, ma le sirene sono uniche. La tua è unica, e tale resterà. Ecco perchè Don Chisciotte te lo senti cucito addosso. Perchè Don Chisciotte sei tu, un guerriero del mondo, che fa della pazzia il modo di vedere il mondo con occhi diversi. Perchè, lancia in resta, capisci che questa società annulla la tua corrispondenza tra cose e parole, perchè "i cavalieri non ci sono più!" ti urlano nelle piazze. Ma tu con l'elmo ben fissato in testa affronti l'esistenza, e mentre tutti provano ad annullare l'immaginazione, la fantasia, le tue aspettative e i tuoi sogni, il progetto in cui ti identifichi, sai di essere un antieroe chiamato Don Chisciotte. Sai di essere un cavaliere capace di sognare, e capace di lottare perchè i sogni esistano tra gli orrori che l'uomo miseramente compie ogni giorno. E poco importa se non sei di quella strana strana regione chiamata Mancia. Perchè, idealmente, tu sei Don Chisciotte. Tu, come me. 4/26/2006 Чорнобиль : Oblivion Lost51°23′14″N, 30°06′41″E
Chernobyl - Ukraine
26/04/1986 - 01:23:58 GMT +2 (Kiev hour)
A Pripyat nel 1986 abitavano 48.000. A Prypiat nel 2006 abitano 0 persone.
Non ci sono gatti per le strade.
Non volano gli uccelli nel cielo.
Non ci sono insetti che attraversano la strada.
Non senti il rumore delle auto, non senti il parlato degli uomini, non senti nemmeno il soffio del vento.
Non senti nulla. Un fantasma non lo senti. Non senti le radiazioni, eppure sono là, che spaventano i bambini la notte, e ghermiscono le vite di ogni essere in un raggio di decine e decine di chilometri.
Non te ne accorgi.
Come 20 anni fa.
Un silenzio assordante. Il silenzio della nube radioattiva. Il silenzio del regime comunista. Bastardi. Luridi vermi bastardi. Perchè lo sapevate quanti roentgen per ora c'erano, eppure niente protezioni per i lavoratori. Non si può far evacuare la città vicina di Pripyat non ancora, bisogna attendere è tutto sotto controllo. Ma dannazione non lo vedi che il tetto del reattore non c'è più?! Non lo vedi che tutti iniziano a sentirsi male? Non lo vedi che gli alberi sono diventati ROSSI?! No deficiente, gli alberi non sono diventati comunisti: è quel fantasma che li ha uccisi. E che uccide ancora, anche dopo 20 anni. Quanti errori nella storia. Quanti regimi e persone folli capaci di giocare con la vita degli uomini. E quanti uomini capaci di giocare con la Natura, vedendosela poi ritorcere contro.
Nell'URSS il 1 maggio doveva essere la festa del lavoro. Il comunismo in parata, pronto a mostrare i suoi muscoli. Non c'è stato un 1 maggio per Pripyat. Non c'è stato un 1 maggio per Chernobyl. Perchè la notte del 26 aprile 1986 il reattore n.4 della Centrale Nucleare dell'omonimo paese dell'Ucraina raggiunse i 30 GW termici, una potenza immane che causò la fusione delle barre di combustibile, aumentò la pressione, e...
...hai sentito qualcosa? Nessuno seppe nulla. La notizia che un grave incidente nucleare era accaduto fu resa nota non da fonti sovietiche ma dalla Svezia dove il 27 Aprile sugli indumenti di addetti della centrale nucleare di Forsmark furono rilevate particelle radioattive. Dopo avere constatato che nel loro impianto non c'erano perdite gli svedesi ricercarono l'origine della radioattività giungendo alla conclusione che si dovesse essere verificato qualche problema di natura nucleare in Unione Sovietica. Un piccolo insignificante problema, così piccolo che oggi è ancora privo di soluzione. Un non-morto che giace sepolto sotto metri e metri di cemento armato e materiali pesanti. E sotto quella copertura freme, e scalpita per uscire. Eccolo là Chernobyl: dopo vent'anni un'anima perduta, un sarcofago pieno di crepe in attesa di un restauro che nessuno sa mai se avverrà. Perchè dopo vent'anni chi ne parla ancora? Forse ne parlerebbero tutti quei bambini colpiti da leucemia e che forse non vedranno i loro vent'anni.
Non dimenticate cos'è accaduto vent'anni fa. Non fate diventare Chernobyl un ricordo sbiadito nel tempo, perchè è là, dietro casa vostra, una ferita nel cuore dell'Europa.
Sapete che statua giaceva nel centro di Pripyat il 26 aprile 1986? Una statua di Prometeo, mentre stava rubando il fuoco agli Dei per donarlo agli uomini. Quella statua fu in seguito spostata a monito davanti alla Centrale Nucleare di Chernobyl. Ricordatevi di Prometeo. Ricordatevi questo nome: Chernobyl. 4/7/2006 Oh When The Saints Go Eatin'"Non conosco una occupazione migliore del mangiare, cioè, del mangiare veramente. L'appetito è per lo stomaco quello che l'amore è per il cuore. Lo stomaco è il direttore che dirige la grande orchestra delle nostre passioni”.
Gioacchino Rossini [1792-1868]
Ammetto di essere una persona che bada poco al necessario, e molto al superfluo nella vita. Ciò indubbiamente mi rende particolarmente e peculiarmente incline a lasciarmi cullare dai piaceri della vita. Non ne abuso di certo, ma credo che la vita non sarebbe vissuta appieno senza poter gustare tutti i piaceri che essa può offrire. E certo tra questi, e chi mi conosce davvero lo sa, piacere massimo è probabilmente il cibo. Intendiamoci: qui non si parla di tonno o fagioli in scatola. Qui si parla del vero piacere della tavola, il gusto del sedersi in compagnia davanti ad un pasto preparato con amore e fantasia, assaporandone il sublime odore, ed apprezzandone l'incantevole gusto. Magari assieme a una bottiglia di buon vino dei Monti Berici, o delle cantine trevigiane. Amore e fantasia, ingredienti magici nel mangiare, proprio come nella vita di ogni giorno.
Lo so lo so, sono un piccolo gourmet.
Apprezzo la buona tavola, ma apprezzo ed amo particolarmente essere io stesso a prepararla quella tavola. Amo mangiare, come altresì amo cucinare, particolarmente primi piatti, ove davvero non vi è limite alla fantasia nella preparazione di sughi e tipologie di piatto. Ammetto con candore che, pur eccellente forchetta, sono solo un cuoco novizio e qualche errore nella ricetta talora capita, come per ogni scolaro di questo mondo. Fortunatamente posso dire di avere una madre portentosa al mio fianco, tuttavia quando sei solo un allievo umile e insignificante, tendi a osannare e rendere mitiche figure di esperti e geni del settore.
Perchè questa è la storia di un genio autentico della cucina Veneta, un piccolo genio dell'arte culinaria. Il suo nome è Guerrino Maculan.
Ma chi è Guerrino Maculan?
Per noi studenti universitari degli atenei patavino e parmense è ormai un mito assoluto, e molta della sua fama è legata al programma televisivo "Guerrino Consiglia...".
Guerrino Maculan è insegnante di cucina, cuoco internazionale e autore di libri, come "I Santi a Tavola" o "In Cucina Con Guerrino". Ha lavorato e ha rappresentato più volte l'Italia all'estero, da Londra a Hong Kong, da Belgrado a Kyoto, ed è citato dall'Asia fino al Quebèc. Guerrino è un personaggio cult anche per il suo modo di porsi, faccione bonario e baffetti brizzolati, e capace di distribuire le più sconclusionate battute che abbia mai sentito!
E allora quale soddisfazione più grande di poter pranzare, come domenica scorsa è avvenuto, nel suo ristorante e conoscere un siffatto mito di persona? Se poi il pranzo è qualcosa di addirittura eccezionale...
UNBOWED - UNBENT - UNBROKENOk, tranquillizziamo gli animi. Era solo un pesce d'aprile! I'm back!
UNBOWED
UNBENT
UNBROKEN
In pratica più cocciuto di prima! Capito Giada? Basta SMS!!! Va tutto bene! Era solo un pescetto d'aprile!
Ma non era troppo innocente lo ammetto, d'altra parte è risaputo che a me le coscienze piace scuoterle abbastanza ;)
E domani ho una nuova sorpresa per voi. Oh è una cosuccia simpatica stavolta, riguarda un fantastico chef dal nome di Guerrino... 4/1/2006 BLOG SOTTO SEQUESTROQuesto blog da oggi chiude i battenti. E' stato posto sotto sequestro dalla società, colpevole di essere politicamente scorretto, scomodo, narcisista e antipatico. Ed onesto. Troppo onesto. La società di oggi non vuole più combattenti per le idee, sono individui pericolosi come l'autore di questo blog che vanno perseguiti con ogni mezzo possibile. Se avete altri blog simili a questo segnalateli alle autorità. Le autorità sono con voi: la società non vuole riflettere su di sè. Voi non volete riflettere su voi stessi. La società se ne frega altamente del prossimo, ma con ipocrisia e perbenismo non lo ammette. Voi volete questa società. Voi volete questo blog sotto sequestro. Così lo avete fatto finire, così avete voluto. E così finisce.
3/25/2006 More Distruction, not DistractionTra le tante cose che ho sperimentato approcciandomi alla maggiore età, c'è stata quella del "web-jay". Il web-jay altro non è se non una peculiare forma di dee-jay, che anzichè condurre un programma radiofonico utilizzando come canale trasmissivo l'etere, utilizza la rete internet. Ma si dai, le ormai famose radio in streaming! Erano i tempi gloriosi di Napster, dei primi MP3 scaricati, dell'ebbrezza delle connessioni 56k. La radio si chiamava "Radio Emuita", e il mio programma "Freetime:Fuck Telec@m". Ora l'evidente impropero rivolto alla mamma di tutte le telecomunicazioni italiane riguardava il fatto che ai tempi non esistevano connessioni ADSL o similari con abbonamento "flat", ma erano per lo più connessioni a tempo, molto molto salate. Era un gioco, estremamente divertente, ma funzionava. Bastava un pc con scheda sonora (la prima Soundblaster Live! uscì in quel periodo...altro che 7.1!), un mixer, un microfono, e tanta voglia di smanettare. E nella tua trasmissione, riuscivi addirittura a far intervenire il pubblico (ovviamente via internet, in streaming a loro volta...la banda bastava appena!). Una sorta di "Viva Radio 2" dei poveri ecco.
E in mezzo a scherzi, frizzi, lazzi e cotillons, si parlava, si dialogava. Non c'era il gusto dell'apparire, non c'era un morboso piacere del vedere, del guardare. La radio è ascolto, è comprensione, è il piacere della parola, il gusto del suono, il fascino della voce. E il gusto dell'immaginazione. Il volo pindarico della fantasia, che ti fa volare oltre quella voce e ti proietta su immagini così reali, che le puoi vivere dentro di te. Ecco il nesso tra fantasia-libro-teatro-radio.
Poi qualcuno ha detto basta. Basta fantasia, basta sogni. Video killed the radio star. Si basta voglio tutto, ora, qui davanti ai miei occhi. Non voglio immaginare, troppo faticoso, non voglio castelli d'aria e nuvole d'oro.
E poi ho voglia di togliermi quel sottile, infimo piacere di spiare, curiosare, vedere la vita degli altri. Anzi no mi correggo non voglio vedere la vita degli altri. Voglio vedere qualcun altro cosa farebbe in un certo tipo di situazione, costruita ad hoc, che non sia esageratamente acculturato, perchè così poi lo giudico. No no, non voglio conoscerlo figurati se mi interessa. Voglio dirgli io quello che dovrebbe fare, voglio essere lo scienziato che mette il topolino nella gabbietta, ma non per studiarlo no. Lo guardo, guardo cosa fa, e gli dico:"Tu topolino vivi una vita da imbecille! Basta girare su quella ruota come un deficiente! Inizia a leggere Proust che tanto non so manco io cos'è ma fa fico dirlo! E guarda come cavolo stai mangiando: composto!". Surreale o ridicolo? Benvenuti nel magico mondo della tv italiana! Cari amici telespettatori, allegria! Telespettatori. Parola strana: chi è il topo e chi lo scienziato?
Qualche anno fa si cercava di erigere, disperati, una muraglia contro l'imbarbarimento che la tv aveva portato alla lingua italiana, nella fattispecie al decantato addio al congiuntivo. Oggi il salto va molto oltre. Oggi si cerca di erigere, disperati, una muraglia contro il malcostume imperante, tutela del consumatore la chiamano, che tradotto significa censura. No ma non una censura perchè sia qualcosa di scomodo, chissenefrega del contenuto. La gente vuole solo un contenitore vuoto, e l'azienda vuole audience. A un ragazzino di 10 anni non puoi far vedere l'orrore della guerra in Full Metal Jacket.
A un ragazzino di 10 anni oggi puoi far vedere un travestito (Platinette) che non solo distribuisce troiate a destra e a manca. Ma dà letteralmente della "TROIA" in diretta. E puoi vedere anche un buffo-finto-giornalista-cornuto come Costanzo che restituisce il "TROIA" sempre in diretta.
E' l'audience, bellezza.
E quando la smania di protagonismo si unisce al voyeurismo, e vengono miscelati alla cafonaggine dell'italiano medio, semplicione e un pò naif, nascono i palinsesti, e i personaggi televisivi.
Inizi alle 7 di mattina, c'è "Mattina in Famiglia". Dalle 8 alle 8.40 le registrazioni di "Grande Fratello" e "La Fattoria", che riprendono alle 11.20. Giusto il tempo di qualche cartone animato nel frattempo. Inizia poi la "Prova del Cuoco", e iniziano le telefonate:"Prontooooooo? Ciao Antonella sei bellissima! Sei la mia preferita!", e vai con le Tagliatelle di Nonna Pina. Ora di pranzo, spariamoci Emilio Fede su Rete4: in fondo aspetti solo il Meteo, dove c'è la tipica fighetta di turno. Alzi la taglia di seno, alzi l'audience. E' matematico, bellezza. Dopopranzo!? Di tutto di più! Inizi da "Beautiful", poi una registrazione di "Amici", "Uomini e Donne", passando per "L'Italia sul Due", "La Vita in Diretta", "Verissimo" e tornano i reality show! Una capatina sull'"Eredità" e poi si sceglie: Carabinieri, Commissario Montalbano, Grande Fratello, Music Farm. Stop.
Cosa abbiamo guardato finora? Ci hanno spacciato sogni, speranze, aspettative, amori, delusioni, tradimenti, inganni, risate, paure, una CACOFONIA infinita di colori. Adesso so cosa cercano di farci vedere. I colori dell'anima. Peccato che quello che ho visto io sono solo i colori dell'ipocrisia, del marciume puzzolente e lercio che si cela sotto il buonismo delle persone, ho visto l'arrivismo, ho visto l'impudicizia, ho visto il nulla dentro e il tutto fuori, ho visto bocche che si muovevano senza dire nulla, perchè nulla avevano da dire, manichini ciondolanti nell'esibizionismo puro. Ho visto finzione. E cosa non faresti per fingere di essere qualcuno o qualcosa migliore di quello che sei: il primo passo per l'odiare la vita e gettarla alle ortiche.
Poi premi il tasto "6", "Distraction" c'è scritto. Curioso intrigante, proviamolo dai.
Ed è la stessa sensazione di aver intinto il panino nel condimento sbagliato, crema di nocciole anzichè la senape. Una melassa dolce, zuccherina che ti porta via con il sorriso, ridendo alle sciocchezze di un certo Mammuccari. Ma che satura, non si combina con il gusto, ti nausea e disgusta perchè si fa spettacolo dello spettacolo, non si istruisce, si umilia per il puro gusto di umiliare e solleticare il palato del telespettatore medio. Reality nel reality, "cosa faresti per andare in tv", e tu ossessivamente a guardare, deficiente tra i deficienti che sbavano sotto una vetrata per una telecamera e un punto d'osservazione migliore per le parti intime della solita velina o valletta o manichino che dir si voglia. E guardi chi in costume da bagno si getta nel cassonetto, o chi indossa una maschera stile Hannibal con attaccato un cannellino in modo che vi entri acqua saponata, e godi delle loro reazioni, gioisci del tormento e del supplizio.
Scopri che il format è stato una moda colossale in Inghilterra, e in America. E non ti stupisci nemmeno più che il mondo vada letteralmente a puttane.
Un seno nudo è normale in pubblicità e al cinema poi se lo vedi in un programma è volgarità.
Teo Mammuccari
Diglielo al Canova, diglielo a Michelangelo, diglielo Teo. Questo è essere volgari, non il seno nudo. Quella scatola vuota nera che sembra un pozzo senza fondo e che reca la scritta TV, quella è volgare.
Distruzione! Non distrazione!
Un trash che contamina tutto, persino la politica: una volta, tempo di elezioni, squillavano i tromboni in piazza, e le piazze si riempivano per i comizi, e i politici parlavano e dialogavano con le persone, magari stupidi ignoranti contadini. Ma molto meno stupidi, ignoranti e rozzi del prototipo di sfigato medio che porta le sue chiappe in TV. Come i politici, seduti ora su una poltrona ora sull'altra, gesticolando davanti a una fottutissima telecamera.
Non mi vergogno a fare televisione. Soprattutto perché (culo o capacità), i programmi che faccio vengono visti, ma soprattutto perché non c’è l’obbligo di guardare quello che faccio. C’è sempre la possibilità di cambiare canale o addirittura spegnere la televisione e andare a fare qualcosa di meglio. Un autore di televisione
Ben detto! Da qualche parte in soffitta c'è ancora quella radio che dall'altoparlante grida "Ricordati di me". Credo sia giunto il momento di togliere le ragnatele del passato, e rendere un pò più vecchio il futuro. 3/15/2006 Children: One Last Time (aka Cena di Classe 2006)Eccolo qua, questo sarà un pò il thread delle fOto (con quella O APERTA EMAAAAAAAAAA, TI UCCIDO!!! :)) dedicate alla Cena di Classe dei sopravvissuti del liceo. E dico sopravvissuti non a caso, perchè tra i vari M.I.A. (Missing In Action - ergo, se anche li contatti non ti rispondono, vero Elena?), tra i vari "Io? Eh? Liceo?" (vero Pamela? Scusarsi fa così schifo al giorno d'oggi? Viva l'educazione! Per non parlare di Francesca! Porc...sto diventando caustico e non fa bene...), tra chi è divenuta mamma (auguri Debora mi manchi tanto!!!) e chi vicecampione del mondo straSUPERmegaINdaffarato (Tony non ti preoccupare, tu sei l'unico giustificato...quasi eheh!!!) alla fine la "Compagnia del Liceo" è rimasta a quota 11/21. Che lavoraccio pescarvi tutti ragazzi!!! Ma ne è valsa davvero la pena, giuro!
Bambini ancora una volta, e già un pò di malinconia affiora a pelle viva. Le cene di classe sono così, splendide al momento, ma poi, quando le riguardi capisci che sono un addio. Quanti abbracci ci siamo scambiati... nemmeno alla fine del liceo ci siamo salutati tanto. Forse perchè sapevamo tutti che quella sarebbe stata, o meglio probabilmente sarebbe stata l'ultima occasione di incontro, e poi ognuno per la sua strada. Come se l'ultimo filo che ci aveva tenuto assieme 5 anni della nostra vita, 5 anni tra i più speciali perchè sono l'intera adolescenza, si fosse spezzato. E restano solo foto. Già le foto, tutti le amiamo, ma sono tristi, terribilmente, perchè sono il ricordo di qualcosa che non c'è più: come la cena di classe, come uno degli ultimi grandi ricordi della nostra adolescenza. Ora c'è una coppia di 2 a formare l'età, c'è quasi una laurea vicina al nome, e tutto sembra così diverso...a parte quella sera. Grazie ragazzi, perchè per una sera sono tornato a casa bambino...
NOTA: LE FOTO SI RIFERISCONO AL "DOPOCENA" - ergo si spiegano certe...ehm stranezze...
3/11/2006 Pilgrims to ZacintoDopo millenni in cui l'uomo ha sviluppato un tipo di vita essenzialmente sedentaria e stazionaria, un tipo di vita voluto, cercato, desiderato, un tipo di vita che ha portato allo sviluppo della società odierna, dopo tutto ciò OGGI l'uomo si è fatto pellegrino nel mondo.
A che luogo appartiene uno zingaro? Dov'è "casa" per un viandante?
In sella ad un computer bastano tre misere lettere: WWW. E sei in Italia, in Germania, Polonia, Ucraina, Russia, e via attraverso le steppe siberiane per giungere in Cina, passando in India, poi Thailandia e su su nel Sol Levante: all'orizzonte si scorgono gli USA, e laggiù il Brasile. Ma già senti l'odore speziato dell'Africa, via attraverso il deserto in Egitto, e da Alessandria dritto dritto in Israele e poi su per la Turchia. E ancora Italia.
E allora cambi mezzo.
Treno!
Prendi un biglietto chilometrico. Dove arrivi? Chissà: le strade della vita sono fatte così. Sai sempre dove partono, ma mai dove arrivano.
"La Via prosegue senza fine
Lungi dall'uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sin all'incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri.
E poi dove andrò? Nessuno lo sa"
Ma perchè se voglio fermarmi non riesco a fermarmi? Perchè ho smarrito la MIA "casa"? Eccomi. Un'ombra senza volume, piatta, spalmata come una fettina di burro su una fetta di pane troppo grande, il mondo.
Aspetta nella tasca ho qualcosa che sporge. E' un portafoglio. E dentro c'è una carta di identità, la MIA identità. Perchè il problema è questo: trovare la propria identità a misura di mondo.
Ma davvero basta un nome, un cognome, un indirizzo per sapere cos'è "casa"?
Certo, la carta di identità è un buon salvagente. In fondo anche se non sai nuotare, ti tiene a galla, magari annaspando un pochino. Sopravvivi. Sopravvivi soltanto, rimani là, aggrappato alla vita sperando che succeda quel qualcosa che vorresti succedesse e non sai se mai accadrà. E in una società che si accontenta non puoi meravigliarti se alcuni lasciano la presa, e incapaci di nuotare affogano.
Dannazione allora muovile quelle gambe, muovile e prova a nuotare. Perchè se non ti SENTI a "casa", quella non è la tua identità. Perchè "casa" non esiste:sta lì, nel profondo del tuo cuore, vicino alla mamma e vicina alla tua fede, qualsiasi essa sia.
In fondo "casa" l'ho vista qualche volta.
L'ho vista ogni volta che ho guardato quella foto appesa in camera, scattata ai tempi dell'asilo: il grembiulino bianco, candido e immacolato, il collettino blu, i capelli sempre arruffati e spettinati, gli occhioni verdissimi e l'armadietto con l'etichetta del ragno, e dentro, per merenda, una bella mela rossa grossa e sugosa. E ogni volta che mi rivedo bambino mi sento un pò a "casa".
L'ho vista quando sono stato un principe per un giorno al Palio, con 40 gradi Celsius all'ombra e con indosso l'abito invernale, verde e nero, gli stivaletti, la calzamaglia, il mantello. E la principessa tenuta per mano, sfiorata quasi. L'ho vista quando ho letto il Signore degli Anelli, ed ogni volta che mi sono trovato in un mondo in cui bianco e nero li distingui ad occhio nudo, e il bene e il male sono antagonisti e non coprotagonisti.
L'ho vista quando per la prima volta sono caduto con la bici da corsa sull'asfalto: perchè pesto e insanguinato mi sono rialzato, e da allora non ho mai smesso di pedalare.
L'ho vista quando ho cenato la prima volta assieme ai miei coinquilini, e non avendo il cavatappi per la bottiglia di vino abbiamo suonato alla vicina. Per fortuna non ha chiamato i carabinieri: ed è stato un attimo solo una nuova famiglia.
L'ho vista quando i cari Omar e Patrizio mi hanno portato in ospedale una tavoletta di cioccolato, e quando sono stato assieme a Lucia.
L'ho vista quando ho recitato a teatro la prima volta e il mio secondo io era un maghrebino. Mai così lontano da casa. Mai così vicino a "casa".
E intanto il paesaggio dal finestrino continua a cambiare, e inizio a chiedermi quando si esaurirà il mio biglietto.
Magari spero davvero non si esaurisca.
Perchè in fondo lo sai, il capolinea fa sempre paura. Lo cerchi, lo vorresti davvero: perchè "casa" è quel punto di equilibrio stabile di tutta l'esistenza, è il centro di gravità permanente dello spirito. Eppure sai anche che se lo trovassi davvero niente sarebbe più come prima, e dopo aver viaggiato tutta una vita dovresti fermarti e rimanere coccolato e beato ad osservare il traffico delle vite altrui in costante movimento. Pellegrini verso Zacinto,
"Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia..." pellegrini verso "casa".
"Signore scusi. Signore. Biglietto prego".
E voi, avete ancora un biglietto valido? 3/6/2006 The everlasting NOW7.15 AM
Unidentified Place
La stanza si riempie dei colori del Giappone feudale sulle note di "Merry Xmas Mr. Lawrence" di Ryuichi Sakamoto, mentre lentamente, ma inesorabilmente la notte sognante lascia posto al mattino trafficato.
E inizia la mia giornata. Again, over and over.
7.50 AM
Unidentified Place
Odorando il profumo di un mug di tè nero, ricordo dell'isola di Ceylon, cerco di immaginarmi in Norvegia. E davanti ho la domanda pronta per la commissione ERASMUS. Un anno a Trondheim...un anno a Trondheim!
La sirena dell'autoambulanza mi risveglia definitivamente. E mi ricorda che sono in mezzo al cemento, e all'edilizia anni '70.
Again. Over and over. Sigh.
8.15 AM
C:\ format c:
"M'illumino d'immenso" G. Ungaretti - 1917
Ecco perchè la vita è bella: ti regala un sorriso sempre quando meno te l'aspetti, e ciò che potrebbe essere orribile, diventa improvvisamente e immensamente magnifico. Questo è il nostro potere. The everlasting NOW. 3/1/2006 384.400 km far from dreamsHere men from the Planet Earth first set foot upon the moon, July 1969, A.D.
We came in peace for all mankind.' Signed Richard Nixon - USA President Neil Armstrong - Apollo 11 Commander Michael Collins - Apollo 11 Command Module Pilot Buzz Aldrin - Apollo 11 Lunar Module Pilot
We came in peace for all mankind. Chi può davvero dimenticare l'evento più eclatante dai tempi della venuta di Cristo, e dalla caduta dell'Impero Romano? L'uomo che mette piede sulla Luna...1969. 1969, generazioni orsono. Secoli per la politica. Ere per la tecnologia. Here...we came. Non ho mai sentito parlare John Fitzgerald Kennedy. Non ho mai udito la sua voce, e certo non ho vissuto la sua tragica morte. Ma, a modo mio, lo amo. Come puoi non amare il mito di JFK, tua madre ti fa crescere con questo mito in testa, e ti ricorda dei pianti vissuti quel 22 Novembre 1963. JFK:"Abbiamo scelto di andare sulla Luna e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili". 1969. Quanto lontano è quell'anno? Io non riesco a contare. Ma l'uomo è davvero andato sulla Luna? Ve lo sarete chiesti spero. Chissenefrega. Onestamente. Non voglio vedere le impronte sul suolo Lunare, non voglio vedere la targhetta commemorativa o le facce degli astronauti. Ma voglio un sogno. Non me ne frega se 40 anni fa il mondo tremava sotto la minaccia dell'Olocausto nucleare. Non me ne frega se 40 anni fa il mondo era invaso dalla propaganda filo-Occidentale o filo-Comunista. Non me ne frega della Guerra Fredda. Si è vero. 40 anni fa si buttavano soldi per mostrare i muscoli di una nazione sotto forma d'armi. I più grandi arsenali mai esistiti esistevano 40 anni fa. Vermi ipocriti. Quegli arsenali oggi si sono quadruplicati. L'unica differenza è che una volta sapevamo dove stavano. Ora non più...magari ci siamo seduti sopra proprio ora. Perchè l'uomo non cambia, e la guerra dell'uomo contro se stesso non finirà mai. Guardatela la Luna come ride: Lei, Natura, conosce la Nostra natura. E ride. Natura matrigna, nel 1969 l'abbiamo conquistata, l'abbiamo calpestata. Ci siamo divincolati dalle catene che ci tengono così maledettamente giù a strisciare nella Terra e siamo volati oltre le nostre possibilità e speranze, oltre noi stessi. Nel 1969 il Mondo era fatto di sognatori. Volare, diamine, l'uomo non può volare! Ve lo ricordate vero il mito di Prometeo? Vi ricordate di Icaro? Ma non ci siamo bruciati. Non siamo stati spezzati. Il nostro sogno era troppo grande, troppo forte. Era il sogno il carburante di quei 3 astronauti. E quei 3 astronauti erano il sogno di miliardi di bambini. Guardatr come ride la Luna. Dove sono finiti quei bambini? Dove sono finiti i nostri sogni? La Luna. Ride perchè ha rapito quei bambini. Ha tenuto le loro impronte, la loro targhetta, un monolite di pace e speranza per un'umanità finalmente unita.
Ma se il Mondo non sogna, allora lasciate che io sia un Figlio della Luna. E sognerò che quei bambini tornino sulla Terra. 384.400 km lontano dai sogni.
2/27/2006 Women's recipe (WARNING: HILARIOUS)Visto che è carnevale, e a carnevale ogni scherzo vale, lo scherzo lo faccio a voi 3 Anna, Chiara e Samantha che siete state le muse del mio sabato sera.
Lo dico in tutta onestà e franchezza...dopo aver passato una settimana a stretto contatto con soli maschi, leggasi ingegneria, leggasi appartamento universitario, il weekend è piacevole passarlo in compagnia dell'opposto sesso: donne! Se poi suddette donne le conosci fin da quando eri un quattordicenne e hanno vissuto assieme a te l'intera pubertà, è facile osservare come cadano tutte quelle barriere che inevitabilmente convolvono i rapporti tra uomo e donna, e le azioni o le parole sono espressione di una naturalezza a 360°.
Ora, gli effetti di una simile situazione sono tra i più divertenti che una persona si possa aspettare, e vi fanno persino dimenticare di avere la tracheite, arrivando ad abbaiare come un cane a fine serata sotto le note di una qualsiasi canzone e una pioggerellina fastidiosa.
Per ottenere la giusta miscela di divertimento è raccomandabile seguire la seguente ricetta (ATTENZIONE: PUO' CAUSARE ILARITA' - DOSARE CON CAUTELA). Tralaltro so già che questa ricetta rovinerà la "fama" del mio blog, ma per una volta si dai, sputtaniamoci per il bene della collettività :)
1- Andare a trovare le ragazze a serata inoltrata, dopo che le medesime si sono già incontrate e hanno provveduto ad ingranare il livello "festa" in stile "magna cum abundantia".
2- Ricordatevi che con le ragazze dovete sempre guidare voi, perchè innanzitutto avrete la giusta lucidità mentale e la corretta concezione di guida maschile che per fare una rotatoria non vi fa girare attorno all'ovale per 150 volte con il rischio di accentuate nausee, ed inoltre perchè potrete aumentare i punti di "savoir-faire" in modo spropositato.
3- Il massimo del divertimento è con 3 ragazze: innanzitutto non andrà mai bene 1 canzone del lettore CD col risultato che anzichè tenere una mano sulle marce, la terrete sul lettore.
Sami:" Ma Fiji (sono io :)), metti su punk!"
Io:"Anna prova a cercare nel cassetto...anzi no non aprirlo non so cosa viene fuori, meglio se cerco io"
Anna:"Fiji cerca di non cercare troppo su di me!"
Ehm...naturalmente ci saranno dei risvolti divertenti anche in altro senso :) Comunque non perdiamo il filo del discorso: il secondo aspetto è che non andrà mai bene la velocità di guida perchè sarà sempre TROPPO ALTA!
Sami:"Fiji guarda che prima o poi mi voglio laureare!"
Io:"Ma Sami è un rettilineo e sto andando a 70 km/h!!"
Chiara:"Fiji fai piano le curveeeeeeeee!"
Mmmm...
4- Lasciate sempre che siano le ragazze a decidere dove andare. Girerete più o meno mezza provincia, dopodichè vi renderete conto che dovrete essere voi a scegliere dove andare, ma nel frattempo il viaggio vi sollazzerà con siparietti estremamente esilaranti:
Sami:"Fiji tocco il soffitto!"
Io:"Sami mi stai distruggendo la capote della 147?!"
5- Siate carini e coccolosi come i pinguini di Madagascar ed entro il termine della serata riuscirete a raggranellare una quantità n, con n tendente a più infinito, di baci affettuosi, valevoli da soli del prezzo del biglietto!
Ragazze ammetto che il sabato sera senza di voi non è lo stesso! (e vorrei ben vedere, mi par sempre di tornare liceale!)
2/24/2006 Rock Soul (sort of)Avete mai provato ad arredare un appartamento o una casa? C'è sempre qualcosa che manca, o qualcosa fuori posto. Sempre. Anche dopo 10 anni: figurarsi dopo un mese! Costruire un blog è un atto piuttosto simile, e anche se le fondamenta reggono, il tappeto non si intona con il colore dei mobili, i mobili non si intonano con lo stile dell'appartamento, la scrivania va spostata in fondo a quella parete...e la parola della settimana non ha più senso. No, ci sarà sempre una parola che TENTERA', poichè non altro può fare, di descrivere il mio attimo presente, ma proprio perchè descrive l'attimo non sarà di una settimana: sarà una "WORD OF THE MOMENT".
Forse a molti di Voi sembrerà un orpello estetico, ma per me è quanto segue:
"There is time in every word
There are words in every reason
And these notes that are unheard
One day, they may find their season"
![]() Ed ora, tempo di giudizi. Paura sdegno e raccapriccio delle nuove generazioni: proprio i giudizi. In effetti non c'è niente che possa far imbestialire un giovane come il pensiero che qualcuno lo stia giudicando.
Beata gioventù ignorante e stolta.
Chi ha detto che l'abito non fa il monaco?
Ciò che sembri, ciò che appari, chi vieta essere ciò che sei?
Beata gioventù ignorante e stolta.
Il problema di fondo è che quando l'uomo si approccia alla conoscenza di un qualcosa di esistente deve necessariamente a mio avviso formulare dei giudizi, perchè tramite essi si gettano le basi della conoscenza presente e futura.
Sono meravigliato di come gli infanti riescano ad essere dei magnifici esempi in quasi ogni campo. Pensate infatti ai bambinetti che, scoprendo il mondo, finiscono col "toccare" (improprio, ma funziona come verbo) il fuoco. Tutti con me: 1-2-3-AHiAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
"Mammaaaaa! Il fuoco scotta!!!!" Ecco, scatta l'accusa del giudizio: e chi l'ha detto che il fuoco scotta? Per te forse. Ma non è un giudizio vero in senso assoluto. E' sempre e comunque un concetto relativo, del quale tuttavia non potrei fare a meno, come se durante tutta la vita creassi una biblioteca vastissima nel cervello in cui tutti i giudizi sono catalogati e schedati perfettamente. Pensateci un momento: chi dice che 2+2 = 4? Perchè non 5? O 6? In fondo in altri tipi di algebra, le situazioni sono completamente differenti, come ad esempio nell'algebra binaria.
Beata gioventù ignorante e stolta.
Lasciate giudicare alla gente. Perchè tutti giudichiamo ogni cosa, senza nemmeno rendercene conto. Non potremmo farne a meno: una persona non può, non deve vivere nel relativismo assoluto. DEVE crearsi una scala di valori, ad immagine del proprio spirito, secondo il proprio processo conoscitivo. Vivere senza valori è come essere in mare senza bussola in una notte di tempesta: è non-vita, è venire sbattuti dalle onde che l'esistenza pone di fronte a noi senza la forza di stare in piedi a tener ritta la barca.
Ma quando sarete chiamati voi a giudicare, giudicate serenamente, con i vostri preconcetti, i vostri valori, ma con la giusta capacità di mutarli strada facendo. Perchè quando sarete chiamati voi a giudicare avrete capito come non vi sia il giudizio assoluto, ma solo vostro proprio: e allora, serenamente, sarete capaci di dialogare con l'altro, e capirete. E, forse, in quel momento vorrete solo credere, voi e la vostra fede.
May It Be.
Ed ora, giudizio libero:
l'anima è rock, il corpo è lento;
la fede è rock, l'integralismo è lento, lentissimo;
le armi sono rock, chi le usa è maledettamente lento;
l'intelletto è rock, i sensi sono lenti;
i giudizi sono rock, l'indifferenza è lenta. Troppo.
la Natura è rock, la società è lenta, ottusa e lenta;
le donne sono rock, gli uomini lenti;
i bambini sono rock, i giovani stupidamente lenti;
l'Amore è rock, l'"amore" è lento;
l'odio è lento;
l'intolleranza lentissima;
la politica è rock, i politici sono lenti, schifosi e lenti;
i valori sono rock, l'idealismo è lento;
la moderazione è rock, l'estremismo è lento;
l'onestà è rock, l'ipocrisia è lenta, cavoli se è lenta.
il silenzio è rock, persino d'oro. La confusione è lenta, la vanità è lenta, il gossip è lento.
Ma se parli, la logorrea è rock.
il Neoclassicismo è rock. Anche il Romanticismo.
Foscolo è rock, Baudelaire è lento;
Canova è rock. Molto rock.
l'integrale di Lebesgue è rock, quello di Riemann lento;
le equazioni differenziali sono rock, e le Trasformate. Specie quella di Laplace.
la comunicazione è rock, la televisione è LENTA! Mamma quanto è lenta.
l'Italia è rock, incredibilmente rock. Gli Italiani? ....
la montagna è rock, la pianura è lenta.
Padova è lenta.
il liberalismo è rock. Davvero, incredibilmente rock.
il liberismo economico è rock, ma con precauzioni
di certo il comunismo è lento, lento, irreale...un'utopia, e le utopie devono rimanere tali.
casa è rock, anzi la sensazione di casa è davvero rock;
la malinconia è rock, ridere nel pianto, mentre tutto ingrigisce e si confonde...
la mamma è rock. La mamma è sempre rock.
la mamma. E il Padre è rock.
il tuo credere è rock.
si, l'anima è rock.
E tu, se davvero vuoi, sei rock. |
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