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2006/9/18 IKEA.οικίαIKEA. Ingvar Kamprad Elmtaryd Agunnaryd.
IKEA, a me piace pensarla come una di quelle storie da favola dei tempi moderni. Un ragazzino che gironzola per le strade del proprio quartiere della cittadina di Älmhult, in Svezia. Siamo nel 1943, quel ragazzino si chiama Ingvar Kamprad. E' un ragazzino tosto, capace a scuola anche se dislessico. Vende fiammiferi gironzolando con la sua bicicletta, a prezzo davvero basso. E nota che a quel prezzo ne vende molti, molti davvero.
Finchè a 17 anni, bravo com'è negli studi, il padre gli regala il primo mattone della sua compagnia: IKEA.
IKEA è un simbolo ormai nell'immaginario colletivo. Un simbolo che dice "casa" in ogni sua più piccola parte. IKEA, cioè Ingvar Kamprad (il suo fondatore, meglio il suo "CREATORE"). IKEA cioè Elmtaryd Agunnaryd, il paese natale del suo Creatore.
IKEA, cioè οικία, come i Greci chiamavano "CASA", ma non l'edificio. Casa davvero, là dove sei il Re di te stesso, dove sta il tuo Cuore.
IKEA. Porte automatiche, scale mobili, parcheggi per famiglie, e famiglie con passeggini, carrelli e carrellini. L'Entrata è come un confine tra due Stati, il vuoto fuori, il tutto dentro. Perchè dentro è IKEA, dentro è CASA.
Sembra davvero il paese di Babbo Natale, in versione mobilificio. Scivoli attraverso meravigliose disposizioni, tra salotti e salottini, cucine e sale da pranzo, bagni, camere e camerette. Un pò ti brillano gli occhi, e non capisci bene se è lo stupore del posto, i faretti puntati in ogni direzione, o un pizzico di inebriante felicità. E ti gira un poco la testa, guardando quella stoffa, posando gli occhi su quello scaffale, osservando la strana libreria, apprezzando il curioso pensile.
E, forse, senti davvero un formicolio di felicità. Ti par di ricordare quel giovane ragazzino che ha creato tutto questo, e leggendo il catalogo di sentirlo dire "Questo è un Mondo che ho creato perchè tu lo plasmi a modo tuo, secondo il tuo spirito e la tua volontà". Si si, lo senti quel formicolio, è come se qualcuno ti dicesse in modo meravigliosamente patinato "Ti offro una possibilità: potrai costruire davvero la tua CASA".
E guarda quanta gente! C'è tutto un mondo chiuso dentro qualche migliaio di metri quadri: single e coppie, famiglie e divorziati, etero e gay, sposati e amanti, credenti e atei, di sinistra e di destra.
C'è come un'intuizione, un senso, un significato.
C'è come una fame, una ricerca.
C'è voglia di casa. Casa davvero.
Ma poco dopo quelle luci si affievoliscono. La testa non gira più, e quelle facce, quella gente inizia a ingrigire, e molti li vedi sbuffare annoiati.
Quella copertina meravigliosamente patinata inizia a svanire come un sogno al sorgere dell'alba.
E tutt'attorno compaiono cartellini, e macchine, e standard. "Questo prodotto puoi ritirarlo al self-service mobili, scaffale 34, posto 15". E ti trovi attorniato da scatoloni meticolosamente inseriti nella corretta posizione, sposta un pacco e cade la costruzione. Allora inizi ad aprire gli occhi, e ti trovi in un gigantesco magazzino, circondato da cataste di merci dai nomi più bizzarri come "KONGSVIK", "TIDAHOLM", "FLYTTA"...e ti senti confuso e perso in una terra che non è più tua, mentre tutto si fa distante e sfocato...
...e ti senti sciocco e stupido. Ti senti l'ennesimo consumatore di un sogno che non è tuo, utente di un sogno usato, creato e gettato in pasto alla società. Ti senti un'ombra tra le ombre che popolano il magazzino, e senti il freddo che viene da fuori.
Fuori piove. Dentro piove. Quel confine che ti sembrava di aver visto all'entrata non c'è più, ti senti come la ciliegina su quella fetta di torta che è stata appena divorata, e ti trovi ancora perso come se fossi appena uscito da Casa, e quella porta non si apre più, e nessuno potrà aprirla per te. Nessuno. Perchè ormai sei l'ennesimo sottoprodotto di una grande catena nata più di 60 anni fa, schiavo del marketing e una cifra tra i segni "+" e "-" del bilancio. Quasi alla cassa, e sai che quella Casa non potrà mai essere tua, ma sarà solo la replica tra tante, e ti senti raggirato e truffato, come se quel sogno di individualità sparisse, e tu stesso rimani perso e piccolo come una copia tra tante.
Inscatolato. Ingabbiato. Vincolato nel tuo bel scaffale. Acquistato da qualcuno.
Una copia biologicamente impeccabile, nata da un'idea altrui.
Ma tu l'hai sentita Casa. Tu sai che c'è, ed è dentro di te, là dove nessuno sa guardare, dove nessuno può arrivare, più lontano da ogni cosa materiale e vivente. Casa puoi sentirla.
E allora butti le borse. Spingi lontano i carrelli. Butti la roba dagli scaffali.
E credi nel tuo sogno.
Credi nella TUA Casa. 2006/9/7 Saint Anger (Moments Worth)Esiste un concetto piuttosto divertente in matematica, qual'è quello di infinito. Un tema per il quale gli esaminandi alla maturità vanno pazzi, e un tema che ci parla di punti, rette, spazi, di fede e noi stessi.
E' semplice, dice la teoria: una retta è formata da un'infinità di punti. Tra due punti comunque tu li scelga ne trovi sempre un altro, e quei due punti possono essere così vicini da non essere distinguibili, ma ci sarà sempre un altro punto in mezzo.
Comunque.
Sempre.
Prendete quella retta, e datele un verso: pensate che essa sia il tempo. E adesso fate un segno con la matita sulla retta, la vostra data di nascita.
La vostra vita, un'infinità di punti, un'infinità di attimi.
C'è di che perdersi, diamine l'infinito non riesci neppure a pensarlo, a immaginarlo, devi solo crederci.
Crederci.
Eppure eppure...eppure ci sono momenti...ci sono attimi, attimi in cui quell'infinità la percepisci. Attimi infiniti, e un'infinità, attimi diversi per ogni sensibilità esistente. Attimi che ti sono lunghi una vita, miracoli, infiniti perchè il tempo non passa più e quell'infinità è lì davanti a te.
E sono attimi di gloria.
E' l'attimo in cui ti sei tirato in piedi, ed hai mosso i primi passi. L'attimo in cui hai tolto le rotelline alla bicicletta, e pazienza se due metri dopo sei caduto, perchè quando ci sei tornato sei sempre rimasto in equilibrio. E' l'attimo in cui suona la prima campanella del primo giorno di scuola, e l'attimo in cui suona l'ultima dell'ultimo giorno, dell'ultimo anno di liceo. E' l'attimo in cui hai visto la prima pagella, e l'attimo che hai visto il primo 30 e lode all'università. L'attimo in cui hai corso i 100 metri sotto gli 11 secondi.
E pazienza se un attimo dopo ti sei accorto che sei stato battuto dal mondo intero, tu hai battuto te stesso.
E quell'attimo in cui alla finale del torneo di calcio della parrocchia hai tirato il rigore decisivo.
Palo!
E' dentro!
O l'attimo che hai scalato in bici il tuo primo passo, e mentre raggiungevi quota 2000 m, e faticavi forsennato, ammiravi quella cima così distante, un pò meno distante...eccola là!
E' l'attimo in cui hai dato il tuo primo bacio alla tua compagna di classe. Ha fatto un pò schifo, è vero, ma quell'attimo, quel misero piccolissimo attimo si è dilatato per tutta la tua vita. Attimi infiniti. Come quando quel muro a Berlino è caduto nell'89.
E sono attimi d'amore.
L'attimo in cui hai visto mamma, e nessuno te l'ha detto perchè l'hai sempre saputo che quella era mamma.
L'attimo in cui hai conosciuto quella bambina così antipatica eppure così speciale, che non riuscivi a staccarle gli occhi di dosso. E intanto il tuo cuore pulsava, e ti pulsavano pure le tempie, e cos'era quel nodo in gola? Sudavi, e non ti accorgevi che stava nevicando. E non ti saresti schiodato da là se scherzando il tuo amico non ti avesse fatto cadere con la faccia nella neve. Pazienza, hai trovato l'amore della tua vita.
Pazienza anche se lo hai pensato molte altre volte negli anni a venire.
L'attimo in cui hai visto la Ferrari vincere il mondiale di F1, perchè la Rossa la ami fin da quel giorno in cui babbo ti ha parlato di Tazio Nuvolari durante l'infanzia.
E un grande attimo, quello in cui l'Inter ha vinto lo scudetto.
E sono attimi di fede.
L'attimo in cui hai guardato il cielo notturno, e hai capito che non era una coperta stellata ma corpi lontani milioni di anni luce che anche se non sapevi cosa fossero ti sono sembrati così grandi che nessun uomo poteva arrivare a tanto. Nessun essere vivente. Ma qualcuno più grande ancora.
L'attimo in cui hai conosciuto l'incoscienza dell'infortunio e della malattia. E l'attimo in cui ti sei risvegliato, l'attimo che non potrai mai descrivere.
L'attimo in cui hai visitato la risiera di San Saba, e t'è parso di sentire lo strazio e le urla disperate uscire dalle pareti di cemento armato, t'è parso di vedere volti innocenti sacrificati per una brama assurda, t'è parso di sentire l'odore stantio e morente degli esseri che lo abitavano. E quel canto che rieccheggiava e suonava pace per le anime, quella luce che filtrava dal cielo attraverso gli spiragli nei muri. E ti sei sentito mancare in fronte ad un momento così alto e sacro. E hai pregato.
Già, l'attimo in cui preghi.
L'attimo in cui hai visto le Torri Gemelle cadere quell'11 Settembre, quando hai visto i cecchini assassinare inermi civili sul lungo viale di Sarajevo, e hai pensato alle Olimpiadi, e allo splendore di quella città. L'attimo in cui hai visto quei poveri scolaretti di Beslan, l'attimo in cui hai pensato all'attentato di Madrid, l'attimo in cui hai visto la morte, la sofferenza, la fame nel Sudan, la guerra in Burkina Faso. L'attimo in cui preghi.
E l'attimo in cui sei furioso, l'attimo in cui la rabbia ti assale. L'attimo in cui senti le tue viscere contrarsi e bruciare. L'attimo in cui si fa tutto vuoto attorno a te, cala una fitta nebbia sul resto, e sei solo, solo con la tua fottuta maledetta e acre rabbia.
E ti senti forte. E ti senti invicibile. E non senti dolore, non senti la fame, senti solo rabbia, un fuoco che t'arde in petto, senti solo il pulsare delle vene, il digrignare dei denti, il prurito alle mani.
Un attimo infinito.
Si anche la rabbia è santa. Ogni momento, ogni attimo in cui senti quell'infinità, ogni attimo in cui davvero ti senti vivo è santo. Perchè quello che proverai in quel momento nessuno te lo ridarà mai più indietro.
Pazienza se è un'infinità a senso unico.
E pazienza se il dopo non sarà tutto quel che volevi trovare al termine della tua corsa.
Perchè non importa ciò che troverai. Ciò che importa è quello che hai provato mentre stavi correndo.
Ciò che importa davvero è che in quel momento, in quell'attimo tu sei stato vivo. Vivo davvero. |
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