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日志


2006/6/8

Mono|OVER?|dose

Fin da quando ero nulla più che un bambino, ricordo quale piacere fosse andare in quelle belle botteghe piccine, piccine piccine, ma così piccine che sembravano esplodere per la quantità di cose contenute.
 
Ogni singolo centimetro, di ogni singola mensola, di ogni singolo scaffale.
 
E tra tutte queste cose, io, che ghiottone sono stato fin dalla notte dei tempi, amavo quei bei scatoloni di biscotti, quasi fosse proporzionale la dimensione del pacco con la bontà del biscotto. Lo ammetto, ho sempre provato una infantile gioia nell'osservare quei pacchi voluminosi, nell'immaginarne l'incredibile contenuto, come solo i bimbi possono fare. E i pacchi di brioches, la pasta!, il cacao in polvere da mettere nel latte il mattino a colazione, le dolcissime marmellate e le fette biscottate...
 
...e poi, nemmeno te ne sei reso conto, gli anni sono passati. E' finito un mondo, è cambiata la società, sono cambiate le famiglie, persone non ci sono più, le altre sono ormai del tutto diverse. E se cambiano le persone, cambia anche il business, la vera carta tornasole della società.
 
Pacchi famiglia? NO GRAZIE! Single impenitenti dispersi nelle città, coppie omosessuali o convivenze prematrimoniali che più probabilmente nulla diventeranno, famiglie senza figli e famiglie ormai scoppiate.
Un inno al diritto civile individuale, o un atto supremo di intolleranza e feroce egoismo?
 
Mentre simili interrogativi mi si aprono innanzi, nella mia mente roteano i ricordi delle famiglie d'un tempo di cui parlava nonna mentre mi teneva sulla ginocchia bambinetto. Dove sono finite quelle famiglie, magari misere, magari contadine, magari rozze e ignoranti, ma con in testa il rispetto per l'altrui persone, per Madre Natura e per il sacrificio, il senso del dovere, l'amore patrio, con l'umiltà negli occhi, e tanti valori positivi nell'anima.
Alle mie spalle, scorrono i titoli del telegiornale, cronaca nera, odio tra nazioni, odio tra popoli, odio tra famigliari, odio per chi ci tenta e per chi ci redime. Sempre più lontani. Sempre più soli. E il cuore, il mio cuore, mi si stringe un pò...
 
...come ogni giorno, mentre entro tra le porte di un supermercato di città. Mia cara botteguccia piccina addio! Il tuo tempo è stato! Ora, cedi il passo al tuo imponente figlioccio che mi accoglie aprendo le sue porte automatiche.
Mi faccio largo tra gli scaffali, e d'un tratto m'accorgo che il mio cestino rosso si è inesorabilmente riempito di confezioni assortite. Più involucri, 1 persona: confezioni monodose. Monodose? Biscotti in 2-3 confezioni singole, zucchero in bustine, fette biscottate in singoli plichi, oh! Marmellata monodose?!, e singoli vasetti di yoghurt, piccoli pani di burro, mmm...tortellini per una persona!, insalate pronte, vasetti di frutta, risotti pronti, sughi vari, succhi di frutta, merendine! Diamine pure l'olio?!
Solo la pasta stoicamente resiste nella sovranità dei pacchi da 500gr, e par quasi che in essa rimanga tutta la forza di un popolo che ormai è passato.
Il mio passato, un passato confezione famiglia, un presente monodose.
 
E tutte quelle facce affannate alle casse si fanno dei puntini tristi su una tovaglia troppo grande, come il mondo in cui vivono.
 
Come il mondo in cui vivo.
Come il cestino che contiene la mia spesa.
 
Una spesa monodose.
Una persona monodose.
Un mondo tristemente, malinconicamente, inesorabilmente monodose.