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2006/3/25 More Distruction, not DistractionTra le tante cose che ho sperimentato approcciandomi alla maggiore età, c'è stata quella del "web-jay". Il web-jay altro non è se non una peculiare forma di dee-jay, che anzichè condurre un programma radiofonico utilizzando come canale trasmissivo l'etere, utilizza la rete internet. Ma si dai, le ormai famose radio in streaming! Erano i tempi gloriosi di Napster, dei primi MP3 scaricati, dell'ebbrezza delle connessioni 56k. La radio si chiamava "Radio Emuita", e il mio programma "Freetime:Fuck Telec@m". Ora l'evidente impropero rivolto alla mamma di tutte le telecomunicazioni italiane riguardava il fatto che ai tempi non esistevano connessioni ADSL o similari con abbonamento "flat", ma erano per lo più connessioni a tempo, molto molto salate. Era un gioco, estremamente divertente, ma funzionava. Bastava un pc con scheda sonora (la prima Soundblaster Live! uscì in quel periodo...altro che 7.1!), un mixer, un microfono, e tanta voglia di smanettare. E nella tua trasmissione, riuscivi addirittura a far intervenire il pubblico (ovviamente via internet, in streaming a loro volta...la banda bastava appena!). Una sorta di "Viva Radio 2" dei poveri ecco.
E in mezzo a scherzi, frizzi, lazzi e cotillons, si parlava, si dialogava. Non c'era il gusto dell'apparire, non c'era un morboso piacere del vedere, del guardare. La radio è ascolto, è comprensione, è il piacere della parola, il gusto del suono, il fascino della voce. E il gusto dell'immaginazione. Il volo pindarico della fantasia, che ti fa volare oltre quella voce e ti proietta su immagini così reali, che le puoi vivere dentro di te. Ecco il nesso tra fantasia-libro-teatro-radio.
Poi qualcuno ha detto basta. Basta fantasia, basta sogni. Video killed the radio star. Si basta voglio tutto, ora, qui davanti ai miei occhi. Non voglio immaginare, troppo faticoso, non voglio castelli d'aria e nuvole d'oro.
E poi ho voglia di togliermi quel sottile, infimo piacere di spiare, curiosare, vedere la vita degli altri. Anzi no mi correggo non voglio vedere la vita degli altri. Voglio vedere qualcun altro cosa farebbe in un certo tipo di situazione, costruita ad hoc, che non sia esageratamente acculturato, perchè così poi lo giudico. No no, non voglio conoscerlo figurati se mi interessa. Voglio dirgli io quello che dovrebbe fare, voglio essere lo scienziato che mette il topolino nella gabbietta, ma non per studiarlo no. Lo guardo, guardo cosa fa, e gli dico:"Tu topolino vivi una vita da imbecille! Basta girare su quella ruota come un deficiente! Inizia a leggere Proust che tanto non so manco io cos'è ma fa fico dirlo! E guarda come cavolo stai mangiando: composto!". Surreale o ridicolo? Benvenuti nel magico mondo della tv italiana! Cari amici telespettatori, allegria! Telespettatori. Parola strana: chi è il topo e chi lo scienziato?
Qualche anno fa si cercava di erigere, disperati, una muraglia contro l'imbarbarimento che la tv aveva portato alla lingua italiana, nella fattispecie al decantato addio al congiuntivo. Oggi il salto va molto oltre. Oggi si cerca di erigere, disperati, una muraglia contro il malcostume imperante, tutela del consumatore la chiamano, che tradotto significa censura. No ma non una censura perchè sia qualcosa di scomodo, chissenefrega del contenuto. La gente vuole solo un contenitore vuoto, e l'azienda vuole audience. A un ragazzino di 10 anni non puoi far vedere l'orrore della guerra in Full Metal Jacket.
A un ragazzino di 10 anni oggi puoi far vedere un travestito (Platinette) che non solo distribuisce troiate a destra e a manca. Ma dà letteralmente della "TROIA" in diretta. E puoi vedere anche un buffo-finto-giornalista-cornuto come Costanzo che restituisce il "TROIA" sempre in diretta.
E' l'audience, bellezza.
E quando la smania di protagonismo si unisce al voyeurismo, e vengono miscelati alla cafonaggine dell'italiano medio, semplicione e un pò naif, nascono i palinsesti, e i personaggi televisivi.
Inizi alle 7 di mattina, c'è "Mattina in Famiglia". Dalle 8 alle 8.40 le registrazioni di "Grande Fratello" e "La Fattoria", che riprendono alle 11.20. Giusto il tempo di qualche cartone animato nel frattempo. Inizia poi la "Prova del Cuoco", e iniziano le telefonate:"Prontooooooo? Ciao Antonella sei bellissima! Sei la mia preferita!", e vai con le Tagliatelle di Nonna Pina. Ora di pranzo, spariamoci Emilio Fede su Rete4: in fondo aspetti solo il Meteo, dove c'è la tipica fighetta di turno. Alzi la taglia di seno, alzi l'audience. E' matematico, bellezza. Dopopranzo!? Di tutto di più! Inizi da "Beautiful", poi una registrazione di "Amici", "Uomini e Donne", passando per "L'Italia sul Due", "La Vita in Diretta", "Verissimo" e tornano i reality show! Una capatina sull'"Eredità" e poi si sceglie: Carabinieri, Commissario Montalbano, Grande Fratello, Music Farm. Stop.
Cosa abbiamo guardato finora? Ci hanno spacciato sogni, speranze, aspettative, amori, delusioni, tradimenti, inganni, risate, paure, una CACOFONIA infinita di colori. Adesso so cosa cercano di farci vedere. I colori dell'anima. Peccato che quello che ho visto io sono solo i colori dell'ipocrisia, del marciume puzzolente e lercio che si cela sotto il buonismo delle persone, ho visto l'arrivismo, ho visto l'impudicizia, ho visto il nulla dentro e il tutto fuori, ho visto bocche che si muovevano senza dire nulla, perchè nulla avevano da dire, manichini ciondolanti nell'esibizionismo puro. Ho visto finzione. E cosa non faresti per fingere di essere qualcuno o qualcosa migliore di quello che sei: il primo passo per l'odiare la vita e gettarla alle ortiche.
Poi premi il tasto "6", "Distraction" c'è scritto. Curioso intrigante, proviamolo dai.
Ed è la stessa sensazione di aver intinto il panino nel condimento sbagliato, crema di nocciole anzichè la senape. Una melassa dolce, zuccherina che ti porta via con il sorriso, ridendo alle sciocchezze di un certo Mammuccari. Ma che satura, non si combina con il gusto, ti nausea e disgusta perchè si fa spettacolo dello spettacolo, non si istruisce, si umilia per il puro gusto di umiliare e solleticare il palato del telespettatore medio. Reality nel reality, "cosa faresti per andare in tv", e tu ossessivamente a guardare, deficiente tra i deficienti che sbavano sotto una vetrata per una telecamera e un punto d'osservazione migliore per le parti intime della solita velina o valletta o manichino che dir si voglia. E guardi chi in costume da bagno si getta nel cassonetto, o chi indossa una maschera stile Hannibal con attaccato un cannellino in modo che vi entri acqua saponata, e godi delle loro reazioni, gioisci del tormento e del supplizio.
Scopri che il format è stato una moda colossale in Inghilterra, e in America. E non ti stupisci nemmeno più che il mondo vada letteralmente a puttane.
Un seno nudo è normale in pubblicità e al cinema poi se lo vedi in un programma è volgarità.
Teo Mammuccari
Diglielo al Canova, diglielo a Michelangelo, diglielo Teo. Questo è essere volgari, non il seno nudo. Quella scatola vuota nera che sembra un pozzo senza fondo e che reca la scritta TV, quella è volgare.
Distruzione! Non distrazione!
Un trash che contamina tutto, persino la politica: una volta, tempo di elezioni, squillavano i tromboni in piazza, e le piazze si riempivano per i comizi, e i politici parlavano e dialogavano con le persone, magari stupidi ignoranti contadini. Ma molto meno stupidi, ignoranti e rozzi del prototipo di sfigato medio che porta le sue chiappe in TV. Come i politici, seduti ora su una poltrona ora sull'altra, gesticolando davanti a una fottutissima telecamera.
Non mi vergogno a fare televisione. Soprattutto perché (culo o capacità), i programmi che faccio vengono visti, ma soprattutto perché non c’è l’obbligo di guardare quello che faccio. C’è sempre la possibilità di cambiare canale o addirittura spegnere la televisione e andare a fare qualcosa di meglio. Un autore di televisione
Ben detto! Da qualche parte in soffitta c'è ancora quella radio che dall'altoparlante grida "Ricordati di me". Credo sia giunto il momento di togliere le ragnatele del passato, e rendere un pò più vecchio il futuro. 2006/3/15 Children: One Last Time (aka Cena di Classe 2006)Eccolo qua, questo sarà un pò il thread delle fOto (con quella O APERTA EMAAAAAAAAAA, TI UCCIDO!!! :)) dedicate alla Cena di Classe dei sopravvissuti del liceo. E dico sopravvissuti non a caso, perchè tra i vari M.I.A. (Missing In Action - ergo, se anche li contatti non ti rispondono, vero Elena?), tra i vari "Io? Eh? Liceo?" (vero Pamela? Scusarsi fa così schifo al giorno d'oggi? Viva l'educazione! Per non parlare di Francesca! Porc...sto diventando caustico e non fa bene...), tra chi è divenuta mamma (auguri Debora mi manchi tanto!!!) e chi vicecampione del mondo straSUPERmegaINdaffarato (Tony non ti preoccupare, tu sei l'unico giustificato...quasi eheh!!!) alla fine la "Compagnia del Liceo" è rimasta a quota 11/21. Che lavoraccio pescarvi tutti ragazzi!!! Ma ne è valsa davvero la pena, giuro!
Bambini ancora una volta, e già un pò di malinconia affiora a pelle viva. Le cene di classe sono così, splendide al momento, ma poi, quando le riguardi capisci che sono un addio. Quanti abbracci ci siamo scambiati... nemmeno alla fine del liceo ci siamo salutati tanto. Forse perchè sapevamo tutti che quella sarebbe stata, o meglio probabilmente sarebbe stata l'ultima occasione di incontro, e poi ognuno per la sua strada. Come se l'ultimo filo che ci aveva tenuto assieme 5 anni della nostra vita, 5 anni tra i più speciali perchè sono l'intera adolescenza, si fosse spezzato. E restano solo foto. Già le foto, tutti le amiamo, ma sono tristi, terribilmente, perchè sono il ricordo di qualcosa che non c'è più: come la cena di classe, come uno degli ultimi grandi ricordi della nostra adolescenza. Ora c'è una coppia di 2 a formare l'età, c'è quasi una laurea vicina al nome, e tutto sembra così diverso...a parte quella sera. Grazie ragazzi, perchè per una sera sono tornato a casa bambino...
NOTA: LE FOTO SI RIFERISCONO AL "DOPOCENA" - ergo si spiegano certe...ehm stranezze...
2006/3/11 Pilgrims to ZacintoDopo millenni in cui l'uomo ha sviluppato un tipo di vita essenzialmente sedentaria e stazionaria, un tipo di vita voluto, cercato, desiderato, un tipo di vita che ha portato allo sviluppo della società odierna, dopo tutto ciò OGGI l'uomo si è fatto pellegrino nel mondo.
A che luogo appartiene uno zingaro? Dov'è "casa" per un viandante?
In sella ad un computer bastano tre misere lettere: WWW. E sei in Italia, in Germania, Polonia, Ucraina, Russia, e via attraverso le steppe siberiane per giungere in Cina, passando in India, poi Thailandia e su su nel Sol Levante: all'orizzonte si scorgono gli USA, e laggiù il Brasile. Ma già senti l'odore speziato dell'Africa, via attraverso il deserto in Egitto, e da Alessandria dritto dritto in Israele e poi su per la Turchia. E ancora Italia.
E allora cambi mezzo.
Treno!
Prendi un biglietto chilometrico. Dove arrivi? Chissà: le strade della vita sono fatte così. Sai sempre dove partono, ma mai dove arrivano.
"La Via prosegue senza fine
Lungi dall'uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sin all'incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri.
E poi dove andrò? Nessuno lo sa"
Ma perchè se voglio fermarmi non riesco a fermarmi? Perchè ho smarrito la MIA "casa"? Eccomi. Un'ombra senza volume, piatta, spalmata come una fettina di burro su una fetta di pane troppo grande, il mondo.
Aspetta nella tasca ho qualcosa che sporge. E' un portafoglio. E dentro c'è una carta di identità, la MIA identità. Perchè il problema è questo: trovare la propria identità a misura di mondo.
Ma davvero basta un nome, un cognome, un indirizzo per sapere cos'è "casa"?
Certo, la carta di identità è un buon salvagente. In fondo anche se non sai nuotare, ti tiene a galla, magari annaspando un pochino. Sopravvivi. Sopravvivi soltanto, rimani là, aggrappato alla vita sperando che succeda quel qualcosa che vorresti succedesse e non sai se mai accadrà. E in una società che si accontenta non puoi meravigliarti se alcuni lasciano la presa, e incapaci di nuotare affogano.
Dannazione allora muovile quelle gambe, muovile e prova a nuotare. Perchè se non ti SENTI a "casa", quella non è la tua identità. Perchè "casa" non esiste:sta lì, nel profondo del tuo cuore, vicino alla mamma e vicina alla tua fede, qualsiasi essa sia.
In fondo "casa" l'ho vista qualche volta.
L'ho vista ogni volta che ho guardato quella foto appesa in camera, scattata ai tempi dell'asilo: il grembiulino bianco, candido e immacolato, il collettino blu, i capelli sempre arruffati e spettinati, gli occhioni verdissimi e l'armadietto con l'etichetta del ragno, e dentro, per merenda, una bella mela rossa grossa e sugosa. E ogni volta che mi rivedo bambino mi sento un pò a "casa".
L'ho vista quando sono stato un principe per un giorno al Palio, con 40 gradi Celsius all'ombra e con indosso l'abito invernale, verde e nero, gli stivaletti, la calzamaglia, il mantello. E la principessa tenuta per mano, sfiorata quasi. L'ho vista quando ho letto il Signore degli Anelli, ed ogni volta che mi sono trovato in un mondo in cui bianco e nero li distingui ad occhio nudo, e il bene e il male sono antagonisti e non coprotagonisti.
L'ho vista quando per la prima volta sono caduto con la bici da corsa sull'asfalto: perchè pesto e insanguinato mi sono rialzato, e da allora non ho mai smesso di pedalare.
L'ho vista quando ho cenato la prima volta assieme ai miei coinquilini, e non avendo il cavatappi per la bottiglia di vino abbiamo suonato alla vicina. Per fortuna non ha chiamato i carabinieri: ed è stato un attimo solo una nuova famiglia.
L'ho vista quando i cari Omar e Patrizio mi hanno portato in ospedale una tavoletta di cioccolato, e quando sono stato assieme a Lucia.
L'ho vista quando ho recitato a teatro la prima volta e il mio secondo io era un maghrebino. Mai così lontano da casa. Mai così vicino a "casa".
E intanto il paesaggio dal finestrino continua a cambiare, e inizio a chiedermi quando si esaurirà il mio biglietto.
Magari spero davvero non si esaurisca.
Perchè in fondo lo sai, il capolinea fa sempre paura. Lo cerchi, lo vorresti davvero: perchè "casa" è quel punto di equilibrio stabile di tutta l'esistenza, è il centro di gravità permanente dello spirito. Eppure sai anche che se lo trovassi davvero niente sarebbe più come prima, e dopo aver viaggiato tutta una vita dovresti fermarti e rimanere coccolato e beato ad osservare il traffico delle vite altrui in costante movimento. Pellegrini verso Zacinto,
"Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia..." pellegrini verso "casa".
"Signore scusi. Signore. Biglietto prego".
E voi, avete ancora un biglietto valido? 2006/3/6 The everlasting NOW7.15 AM
Unidentified Place
La stanza si riempie dei colori del Giappone feudale sulle note di "Merry Xmas Mr. Lawrence" di Ryuichi Sakamoto, mentre lentamente, ma inesorabilmente la notte sognante lascia posto al mattino trafficato.
E inizia la mia giornata. Again, over and over.
7.50 AM
Unidentified Place
Odorando il profumo di un mug di tè nero, ricordo dell'isola di Ceylon, cerco di immaginarmi in Norvegia. E davanti ho la domanda pronta per la commissione ERASMUS. Un anno a Trondheim...un anno a Trondheim!
La sirena dell'autoambulanza mi risveglia definitivamente. E mi ricorda che sono in mezzo al cemento, e all'edilizia anni '70.
Again. Over and over. Sigh.
8.15 AM
C:\ format c:
"M'illumino d'immenso" G. Ungaretti - 1917
Ecco perchè la vita è bella: ti regala un sorriso sempre quando meno te l'aspetti, e ciò che potrebbe essere orribile, diventa improvvisamente e immensamente magnifico. Questo è il nostro potere. The everlasting NOW. 2006/3/1 384.400 km far from dreamsHere men from the Planet Earth first set foot upon the moon, July 1969, A.D.
We came in peace for all mankind.' Signed Richard Nixon - USA President Neil Armstrong - Apollo 11 Commander Michael Collins - Apollo 11 Command Module Pilot Buzz Aldrin - Apollo 11 Lunar Module Pilot
We came in peace for all mankind. Chi può davvero dimenticare l'evento più eclatante dai tempi della venuta di Cristo, e dalla caduta dell'Impero Romano? L'uomo che mette piede sulla Luna...1969. 1969, generazioni orsono. Secoli per la politica. Ere per la tecnologia. Here...we came. Non ho mai sentito parlare John Fitzgerald Kennedy. Non ho mai udito la sua voce, e certo non ho vissuto la sua tragica morte. Ma, a modo mio, lo amo. Come puoi non amare il mito di JFK, tua madre ti fa crescere con questo mito in testa, e ti ricorda dei pianti vissuti quel 22 Novembre 1963. JFK:"Abbiamo scelto di andare sulla Luna e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili". 1969. Quanto lontano è quell'anno? Io non riesco a contare. Ma l'uomo è davvero andato sulla Luna? Ve lo sarete chiesti spero. Chissenefrega. Onestamente. Non voglio vedere le impronte sul suolo Lunare, non voglio vedere la targhetta commemorativa o le facce degli astronauti. Ma voglio un sogno. Non me ne frega se 40 anni fa il mondo tremava sotto la minaccia dell'Olocausto nucleare. Non me ne frega se 40 anni fa il mondo era invaso dalla propaganda filo-Occidentale o filo-Comunista. Non me ne frega della Guerra Fredda. Si è vero. 40 anni fa si buttavano soldi per mostrare i muscoli di una nazione sotto forma d'armi. I più grandi arsenali mai esistiti esistevano 40 anni fa. Vermi ipocriti. Quegli arsenali oggi si sono quadruplicati. L'unica differenza è che una volta sapevamo dove stavano. Ora non più...magari ci siamo seduti sopra proprio ora. Perchè l'uomo non cambia, e la guerra dell'uomo contro se stesso non finirà mai. Guardatela la Luna come ride: Lei, Natura, conosce la Nostra natura. E ride. Natura matrigna, nel 1969 l'abbiamo conquistata, l'abbiamo calpestata. Ci siamo divincolati dalle catene che ci tengono così maledettamente giù a strisciare nella Terra e siamo volati oltre le nostre possibilità e speranze, oltre noi stessi. Nel 1969 il Mondo era fatto di sognatori. Volare, diamine, l'uomo non può volare! Ve lo ricordate vero il mito di Prometeo? Vi ricordate di Icaro? Ma non ci siamo bruciati. Non siamo stati spezzati. Il nostro sogno era troppo grande, troppo forte. Era il sogno il carburante di quei 3 astronauti. E quei 3 astronauti erano il sogno di miliardi di bambini. Guardatr come ride la Luna. Dove sono finiti quei bambini? Dove sono finiti i nostri sogni? La Luna. Ride perchè ha rapito quei bambini. Ha tenuto le loro impronte, la loro targhetta, un monolite di pace e speranza per un'umanità finalmente unita.
Ma se il Mondo non sogna, allora lasciate che io sia un Figlio della Luna. E sognerò che quei bambini tornino sulla Terra. 384.400 km lontano dai sogni.
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